Dolorosa ritirata

Battaglia degli Altipiani

Caterino Nazari racconta ritirata, marce a Monte Lemerle (VI) il 25 maggio 1916

Il tenente Nazari e la sua compagnia si stanno ritirando per sfuggire alla violenta offensiva austriaca passata alla storia come Strafexpedition, trainando i pezzi di artiglieria che è stato possibile portare via. Intanto gli italiani lavorano febbrilmente per formare una nuova linea difensiva e bloccare l'avanzata nemica.

25. Durante la notte si scatena un violento temporale con pioggia torrenziale. Nessuno di noi aveva di che coprirsi, siamo sulla strada del Lemerle. Fa freddo e siamo tutti bagnati. Pazienza. Sull'altipiano si combatte. Alle ore 7 si ripiglia il traino degli altri due cannoni che sono a Magnaboschi; intanto io procedo innanzi sulla strada e raggiungo l'accampamento dove è il Cap. De Negri e i S. T. Sabelli e Missa. Ottengo da loro un aiuto di 100 uomini per il nostro traino. Ci fermiamo qui tutta la giornata in attesa di ordini. Vedo passare un prigioniero austriaco fra due bersaglieri. Alla sera alle ore 22 arriva un ordine superiore di iniziare il traino verso il Turcio.

 

Alle 23 circa arrivano per il traino delle pariglie finalmente ci aiutano i cavalli! Gli uomini erano assolutamente stanchi, e sfiniti. S'inizia il traino: io sono al 1° pezzo: la strada è oscura.

 

Sull'altipiano si combatte. Arrivano in posizione molte batterie da campagna, nostre: questo ci rallegra. Incontriamo anche diversi reggimenti di fanteria. Alle ore 9.15 sulla strada verso il Turcio il cannone in traino si inclina sul ciglio della strada stessa che era stretta e si dovette lasciare il passaggio ad una batteria da campagna. Per mia fortuna nessuno perde la calma: si applica alla ruota di destra dell'affusto una fune facendo il pan di ruota: si riempie di grosse pietre il piccolo fosso per evitare il cedimento del terreno e cogli uomini in forza alla lunga si riesce a tirare il cannone sulla strada in 25 minuti. (fortuna!). Alle 4,15 si arriva oltre il Bosco del turcio al posto di comando del mag. De Gennaro. In quella casera erano distesi circa un centinaio di feriti: si può dire che il combattimento è appena incominciato, sul Mosciach [Mosciagh n.d.r.]: il nemico mira a scendere in direzione di Gallio. Noi continuiamo il traino per la strada che dal [illeggibile] conduce all'osteria di Fontanella e S. Giacomo di Lusiana. Pittoresco è il punto della strada dal quale si osserva la sottostante pianura veneta: tutta verde e promettente di abbondanti prodotti: mi sento commuovere ad ammirare tanta grandezza di paesaggio che purtroppo è desiderato [e] minacciato dal nemico che s'avanza. Ma che possa egli riuscire nella sua azione? Spero di no: incontriamo numerose truppe di fanteria che salgono per contrastare il passo al nemico, sulla strada è un via vai di automobili ambulanze che trasportano feriti. Alle 10.30 arriviamo a S. Giacomo di Lusiana: si fa una sosta di due ore.

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