La messa di sangue

Rocco Egidio De Bonis racconta religione, bombardamenti, morti, feriti a Kambresko, Slovenia il 15 giugno 1915

Il comando di reggimento ha deciso che stamane abbia luogo la celebrazione della messa al campo, cui prenderanno parte tutti i militari liberi dal servizio.

Alle ore dieci su uno spiazzo erboso, fra Mocile e S. Paul, sotto un cielo leggermente coperto, il professore don Capoduro, cappellano militare, vestito sacri paludamenti, celebra il rito. L'altare è di forme semplicissime: una tavola con su steso un panno bianco, quattro candelabri, un calice, un piccolo libro e un crocifisso. La truppa è disposta intorno per compagnie, inquadrate dai rispettivi ufficiali. Il tempio è maestoso, rappresentato dalle colline che ci circondano e che si elevano sul campo di battaglia. La luce tremolante delle candele, appena visibile, e il fumo dell'incenso infondono un senso di pace e di dolce mestizia. Il Sacerdote, nel recitare le preghiere, si rivolge al Cristo che col capo insanguinato e inchiodato sulla croce par che dica: “Amate, perché ho insegnato ad  amarvi come fratelli. Distruggete le fonti di contesa e riscaldatevi al fuoco della mia carità.” Ma noi pensiamo che è tutta una contraddizione la umana natura, animata spesso da lotte feroci che annientano e che creano, da egoismi, da passioni, di cui non è facile trovare la causa.

Quando don Capoduro pronunzia le preghiere per i defunti, un velo di commozione e di tristezza si stende sul viso degli astanti. Pensiamo ai Prodi, caduti in questo primo anno di guerra e al loro dovere compiuto fino al sacrificio della vita. Per me chiedo alle anime dei trapassati forza e coraggio nell'adempimento del mio dovere.

Terminata la degna commemorazione che ci ha procurata una grande serenità di spirito, due shrapnells scoppiano nel cielo diventato azzurro, lanciando violentemente in basso una pioggia di pallette che investe il reparto Stato Maggiore. Quattro militari rimangono colpiti, uno dei quali cade pesantemente al suolo.

E' il caporale Iori Alcide, cui una palletta è penetrata nel cranio. Ci avviciniamo, è già in istato comatoso, ha gli occhi semi-aperti, respira a fatica ed emette dalla bocca bava sanguigna.
Viene disteso su di una barella e sollecitamente fasciato con un pacchetto di medicazione. A causa del suo stato grave riteniamo inutile trasportarlo; difatti ben presto si addormenta nel sonno eterno. Sarà sepolto presso Kostanjevica.

La santa giornata, vissuta dal 66° Regg. Fanteria, ha voluto il suo martire e come tale sia accolto in cielo!

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