"Partite, partite!"

Disfatta di Caporetto

Maria Brunetta racconta civili, ritirata, marce a Azzano Decimo (PN) il 27 ottobre 1917

Gli austro-tedeschi, sfondate le linee italiane a Caporetto, avanzano inesorabilmente verso il fiume Tagliamento. Maria e i suoi familiari meditano se lasciare o meno il loro paese. 

 

27-10-17

I nostri confini sono varcati dall’avversario, la difesa insormontabile e sicura vilmente abbandonata – una divisione maledetta ha macchiato l’onore acquisito a prezzo di sangue, di eroici sacrifici, di santi entusiasmi ed è passata al nemico.

Austriaci, travestiti da ufficiali superiori italiani, approfittando della spessa nube di gas asfissianti e pruriginosi, sono tra i nostri soldati, comandano, ordinano di retrocedere, gettano il panico per ogni dove.

La IIa Armata non si riconosce più, fugge, tutto abbandonando, senza comprendere, senza sapere il perché. Una frenesia irragionevole di distruzione e di abbandono invade i soldati. Fuggono sempre in linea retta, saltano i fossi, penetrano nelle case dalle finestre, escono dalle porte. Chiedono da mangiare e da dormire, ma non fanno del gran male.

Pordenone ha visto il disordine della IIa Armata, ha invano cercato di arrestare i fuggitivi, di rincuorare i paurosi, di raccogliere gli sperduti. Pordenone è stata ammirevole, per la sua calma e per l’aiuto dato ai fratelli profughi.

Portogruaro ha visto passare i gloriosi reggimenti della terza armata. Passavano silenziosi, cupi, pareva accompagnassero un funerale, guardavano pallidi i convogli di profughi e dicevano: “Non siamo stati noi, non per causa nostra”.

 “No” – volevo gridare io – voi siete sempre i nostri eroi, lo dimostrano le vostre divise stracciate, le vostre facce smagrite e terree come il fango delle trincee che avete a malincuore abbandonate. Riconoscenza eterna dobbiamo a tutti voi e speciale a te generale Marchetti che con il revolver impugnato ottenesti il recupero di tutti i cannoni della tua 61° divisione e, a forza ottenuto il ritardo della distruzione del ponte di Latisana, facesti passare tutti i treni. Poi, ammirabile, a piedi accompagnasti la tua truppa.

[...]

 

29-10-17

Non c’è più speranza, i chiodi tedeschi hanno valicato le nostre Alpi Giulie. Di Gorizia Monfalcone, Duino, Grado, Caporetto, Tolmino e di tanti altri lembi di terra irredenta che speravamo libera per sempre non se ne parla più. Ora, su noi,vuole pesare il giogo tedesco e la storica Cividale, la ricca Tarcento ne sentono il peso, per le prime, ed Udine la capitale del nostro Friuli sgombera. Mille dicerie corrono per il paese, che vive trepidante e che s’è visto da un momento all’altro diventare prima linea di fuoco.

 

30-10-17

Per l'aria un ronzare concitato di eliche, un frullare di ali nostre e nemiche, per le vie un passaggio continuo assordante ed un lavoro instancabile. Valorosi reparti del Genio, incuranti dell'appetito da quattro giorni insoddisfatto, preparano le difese, impiantano linee telefoniche e telegrafiche. Nelle case un dolore immenso, uno spavento cupo. Che avverrà? Prepariamo i bagagli, Antonia ne ha 1’incarico. Raduniamo i nostri contadini che in quest'ora di lutto si dimostrano sinceramente affezionati. Essi rimarranno, non possono partire, sono famiglie numerose, vi sono troppi bimbi piccini. Essi rimangono, affidandosi al destino e mettono a disposizione nostra tutti i loro cavalli.

La nostra casa è piena di ufficiali e soldati; la mamma piange inginocchiata davanti all’immagine miracolosa della scala, piange e inutilmente invoca dalla pietà divina 1’arresto del nemico al Tagliamento. Valentino ci supplica di partire prima che gli avvenimenti precipitino.

Foschini accorso con le sue squadre di auto-mitragliatrici blindate a difendere il Tagliamento non spera più e ripete concitato: “Partite, partite!”.

Ildegonda è ammalata a Corbolone ed ignara del pericolo. Udine è presa e sul suo castello sventola la bandiera turca, omaggio gentile dell’impero austro-ungarico alla civilissima alleata.

Non basta ancora, la cattolica nazione offre la Chiesa delle Grazie (il tempio più venerato di tutto il Friuli) per accampamento turco. Ed essi proseguono ancora, calpestano 1’ancor verde suolo friulano, raccolgono i frutti del sudato nostro lavoro campestre, mentre nugoli di loro aereoplani gettano biglietti invitanti rimanere.

No, partiamo.

 

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