I miei silenzi

Disfatta di Caporetto

Mariano Gigli racconta marce, ritirata a il 2 novembre 1917

Mariano Gigli il 22 ottobre 1917 scrive a casa per informare che il suo reparto è arrivato in zona di guerra e per tranquillizzare sulla sua salute. È molto stanco, sono quattro giorni che non riposa, desidera solo dormire e calmare i nervi. Poi c’è un periodo di silenzio. Il 26 ottobre invia ai familiari un breve saluto e solo nei giorni successivi, il 2 e il 4 novembre, troverà la forza di dare notizie e rassicurare i suoi che è vivo.

 

Carissimi,
confermo mie buone nuove... Manco di vostre nuove da molti giorni, ma sperando stiate tutti bene, è facile spiegare ciò. Sono abbastanza stanco delle lunghe marce. Le mie due cassette sono andate in fumo, quindi sono rimasto privo di biancheria e di quasi tutto. Si cerca di rimediare egualmente. Saluti e baci
Tuo affmo Mariano                                                    

04-11-1917

Mamma carissima,
chissà cosa penserai del tuo figliolo dopo tanti giorni di mancanza assoluta di notizie.  Io per quanto privo di vostre notizie da un numero rilevante di giorni, che non ricordo neppure, spero tutti bene; il perché me lo spiego a causa dell’enorme ristagno postale. Fate così pure voi tutti. Il momento è grave, difficilissimo, speriamo fermamente di superarlo. Dopo ben 9 giorni di trincea e di bombardamento mai visto e di notti insonni (come il giorno) eccoti obbligato ad un affrettato abbandono di posizioni costate vite e vite. Sono 8 giorni di vita randagia; dormo per terra qualche ora e poi in marcia per… Noi non ne sappiamo nulla. Io sono tra i fortunati perché scampato.  Le tue preghiere sono esaudite. Baciami tutti tanto tanto e dì che li penso sempre. Tutto lo scritto non lo leggerai interamente perché illeggibile. Bacioni, a te cara mamma, dal tuo affmo 
Mariano

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