Una guerra "sotterranea"
Michele Delogu racconta famiglia, aeroplani, nemici, vita in trincea, disciplina militare a San Martino del Carso, Sagrado (GO) il 6 1915
Michele Delogu è da poco giunto al fronte, e in una lettera ai genitori raccoglie le sue prime impressioni su cosa sia la guerra di trincea.
26 giugno 1915
Carissimi genitori, ho ricevuto la vostra lettera in data del 17 u.s. finalmente avete ricevuto una mia lettera – sono contentissimo di ciò voglio sperare che quanto prima riceverete le altre. Noi quà si fa una vita si capisce non troppo comoda, ad ogni modo bisogna tollerarla perché così è. Scrivetemi spesso, quà ho già sentito lo scoppio delle granate da cento quaranta nove molto da vicino – gli austriaci tirano bene e son bene fortificati ma anche l'artiglieria Italiana non è per niente inferiore – figuratevi che avantieri un tenente d'artiglieria, con un unico colpo di cannone à fatto fare il capitombolo a un biplano nemico – è molto più difficile che pigliare un beccaccino ve lo assicuro – perché in quel giorno stesso altri due aereoplani, benché fatti segno a colpi di cannone, e benché fossero dei bellissimi colpi, non fu possibile prenderli. Intanto ho saputo che ne sono stati abbattuti due, in quel giorno. Un nostro aeroplano che esplorava le linee nemiche fu fatto segno a molti colpi di cannone, ma sempre bassi – intanto quell’aeroplano distrasse la loro attenzione e alcuni loro pezzi mentre la fanteria avanzava.
Mi dite che costì fanno molti temporali, anche nell’alta Italia piove molto, e qui la vegetazione è florida appunto per questo.
Mi dispiace che per la censura non posso darvi dei particolari ad ogni modo non sarebbe neanche prudente il darli.
Intanto voi non cullatevi in speranze rosee sul mio conto, perché in Germania, in Austria, in Francia, in Inghilterra, in Russia, dei soldati in campo fino dai primi giorni della guerra pochi sono in condizioni adesso di poter combattere – la guerra adesso è sotterranea e la peggio tocca sempre a chi attacca – perché è più scoperto – e gli Austriaci hanno imparato molto dalla guerra contro i Russi – e non è vero che sono vecchi – son giovani e bei giovani.
Vi abbraccio con tutto il cuore
Vostro Michele