Ci chiamavano imboscati
Giuseppe Betti racconta freddo, amore, disciplina militare, licenze, civili a Modena il novembre 1916
Al momento dell’ingresso in guerra dell’Italia, Giuseppe Betti presta servizio nell’8^ compagnia di sanità a Firenze. Durante i primi mesi del conflitto lavora in un ospedale da campo, presso Oderzo, in Veneto, ma è una sistemazione che presto deve abbandonare.
Inviato in licenza una seconda volta, bramata più che mai, mi trovai molto contento in mezzo alla famiglia e alla mia Brunetta ma ripensando a tutto quello che era successo partivo molto scontento. Giunto nuovamente al corpo dopo pochi giorni una circolare avvertiva che tutte le classi giovani saranno passate all'arma combattente non pensavo tanto a quel passo perché sapevo di essere ben visto dal maggiore, altri scopi non ne avrei avuti dato pure il caso che una volta volendomi mettere a fare all'amore con una signorina fui visto, e spiato dal Palmi il quale disse che io da molto tempo facevo all'amore al mio paese.
La prima spedizione andò bene, la seconda ci fecero partire dicendo che si andava a formare un'altra armata. Ma giunti a Modena, si seppe subito la fine che si faceva.
Arrivammo la mattina alle quattro con una gran nevicata maltrattati perché ci chiamavano imboscati, ci fecero accampare in una chiesa con un freddo terribile, per riscaldarsi bisognava correre notte e giorno dentro quel chiostro, meno male che la sera si poteva uscire e riscaldarsi un poco con il lambrusco.
Dopo un mese si fu trasferiti in una discreta caserma, lì incominciammo a fare le prime istruzioni, mi fu assegnata una squadra, mentre io stesso non sapevo neppure fare il saluto. Ma con la buona volontà riuscii a ottenere qualche risultato, tanto è vero che rimasi due mesi più degli altri per istruire, e, nel medesimo tempo, facevo il capo squadra dei falegnami: vita assai svariata. Il 29 maggio 1917 ci fu uno sciopero in Modena. Chiamati di picchetto, facemmo da pubblica sicurezza, ma, essendoci in mezzo dei soldati che favorivano la popolazione, fummo immediatamente sostituiti e inviati al fronte.