Fuoco dal mare, dalla terra e dal cielo
Antonio Grasso racconta bombardamenti, assalti, aeroplani a Staranzano (GO) il 25 ottobre 1916
Sono le giornate della Nona battaglia dell’Isonzo, l’ultima delle “spallate” programmate da Cadorna, prima dell’arrivo dell’inverno. Il soldato Antonio Grasso, dalla sua batteria, è testimone dell’intensissima attività delle artiglierie, così come di quella dell’aviazione e della marina.
Martedì 24. Oggi pare che si deve cominciare l’avanzata. La nostra batteria, come pure le altre batterie che si trovano sul nostro fronte, fece diversi colpi e il nemico ci rispose con colpi precisi scoppiati proprio tra la nostra batteria e l’altra vicina, tenendoci in gamba non poco. La notte, questa e le altre 2 o 3 indietro, non siamo stati disturbati.
Mercoledì 25. Questa mattina abbiamo incominciato l’offensiva ed abbiamo sparato circa 20 colpi, come pure tutte le altre batterie che si trovano su questo fronte, e ancor più la Marina, che era già quasi tutta la notte che continuava a sparare e anche parte della giornata. Verso le ore 5 c'è stato l'ordine di cessare il fuoco; forse si sospende l'offensiva e le altre batterie pare che non si sentano più sparare, salvo qualche scarica un po' da una parte un po' dall'altra; il nemico ci tenne allegri ma non poco tirando bene sopra di noi.
Giovedì 26. Quest'oggi facemmo 8 o 10 colpi ogni pezzo e il nemico rispose altrettanto, tirando anche oggi proprio sopra la nostra batteria e su Monfalcone, come pure sparano sempre tutti gli altri giorni. Noi tirammo sul campanile di Selva, poco distante da noi.
Venerdì 27. Oggi sembra che l'azione continui, perché si sente sparare da tutte le parti; anzi noi facemmo, tutti i nostri pezzi, dai 25 ai 30 colpi ed il nemico rispose con altrettanti,battendo la strada dal Cantiere a Monfalcone e Staranzano, e vicino a noi circa 90-150 metri, perciò anche oggi si dovette stare allegri ma non poco.
Sabato 28. È da questa mattina che i nostri pezzi sparano, anche quelli dei dintorni, e per tutta la giornata facemmo da 70 a 100 colpi per pezzo. Immaginarsi che tuono per tutta la giornata, principalmente perché c'è anche molti pezzi da 305 che sparano. Ora che è le 10 di sera noi e le batterie vicine abbiamo cessato, ma si sente quelle dietro a noi, cioè quelle da 75,e dall'altra parte di medio calibro, che continuano la musica cessata da noi appena notte. Io non posso capire come si fa, perché la direzione in cui si spara ora è sempre la stessa in cui sparavamo i primi giorni e si sente che le nostre fanterie si avanzano; io non so più com'è. Il nemico continua a sparare con pezzi d'ogni calibro su Monfalcone e battendo le strade e paesi vicini; credo che se continuerà ancora qualche giorno così Monfalcone sarà rasa al suolo e non ci saranno più case in piedi.
Domenica 29. Oggi per tutto il giorno ci fa un bombardamento d'infermo e i nostri pezzi fecero circa 50 colpi, ma gli altri nei dintorni ne fecero di più e continuano ancora ora che sono le ore 10 di sera e si sente un tuonar solo, da pezzi di ogni calibro. Il nemico oggi rispose con pochi colpi, quindi l'azione è continua, ma ogni tanto interrotta dalla pioggia, ed è un lavoro da cani, sempre nel fango e colla pioggia, non soltanto dove c'è i pezzi, ma anche dove si dorme, di sotto abbiamo circa 25 cm. d'acqua e qualche goccia di sopra.
Giorno 30. Oggi noi non facemmo neanche un colpo, ma le batterie vicine ne fecero diversi ed il nemico ci lasciò un po' tranquilli. Ma la notte non so come sia, forse il nemico tenta di avanzare verso di noi, come al solito, tenta quasi sempre di notte, e per quello le nostre batterie continuano tutta la notte a far fuoco e dalle nostre trincee si sente una fucileria sola sempre, tutta la notte, quasi sempre quando il tempo è brutto e piovoso come da 4 o 5 giorni a questa parte.
Martedì 31. Oggi il tempo si è messo in bello e perciò l'offensiva continua più accanitamente. La nostra batteria fece fuoco tutta la giornata, facendo dai 60 agli 80 colpi, come pure le altre che si trovano quì. C’è stato un duello di areoplani nel cielo, con la vittoria a noi, buttandone a terra due sul nostro terreno, distante 5 o 6 chilometri da noi. Le artiglierie nemiche tirarono diversi colpi sulle nostre batterie, dei quali una granata scoppiò vicino alla Chiesa di Mortegliano uccidendo un marinaio e tre soldati della batteria 419. Tutta la notte,poi, il faro nemico esplorò sulla nostra batteria; il nemico ci disturbò nei lavori che dovevamo fare per l'arrivo di nostre munizioni. Verso sera passarono da Monfalcone bersaglieri e fanteria andando alle trincee, perché domani si deve tentare l'avanzata.
Mercoledì 1 novembre. Questa mattina, dopo una notte pericolosa perché il nemico, tra areoplani e artiglierie, ci tenne in gamba non poco, l'offensiva continua accanitamente e noi facemmo dai 70 ai 90 colpi ogni pezzo, e più ancora le altre batterie da campagna. Per tutta la giornata si vede un fumo solo da tutte le parti. Verso le ore 10 di mattina una squadriglia di 12 nostri areoplani passò sopra la nostra batteria dirigendosi verso Trieste, credo allo scopo di gettare bombe sulla città. Poco dopo, uno srapnel nemico, scoppiato sopra di noi, ferì il Capo-pezzo del mio pezzo ad una gamba. La sera, poi, areoplani nemici gettarono 10 bombe su Staranzano e, credo, altre a Monfalcone e in altri posti e paesi vicini. Si seppe che le nostre armi a piedi si avanzarono.
Giovedì 2. Continua l'offensiva e sparammo tutta la giornata facendo circa 80 colpi e anche oggi si vede un fumo solo; anzi, oggi c'è anche la Marina, anzi sembra che ci siano delle corazzate che sparano sul forte Daino, vicinissimo a Trieste, che è quello che ci batte con noi. Il nemico tirò qualche colpo verso le nostre batterie all'alba e poi per tutta la giornata ci lasciò tranquilli. La sera verso le ore 6, come pure le altre sere, areoplani nemici, non più di 3 o 4, passarono su di noi andando a gettare bombe sui paesi nei dintorni di Monfalcone e su Monfalcone, ma uno, causa i riflettori nostri che lo scoprirono, dopo lasciato cadere circa 8 bombe, le nostre batterie antiaeree lo colpirono e lo buttarono a terra, ma non si sa dove andò a cadere.
Venerdì 3. Oggi per le nostre batterie vicino a noi è stata una giornata tranquilla perché il nemico non rivolse i tiri verso di noi; ci fu soltanto la sera che 3 areoplani nemici sono venuti fin sopra le nostre batterie con l'intenzione di andare su Monfalcone e paesi vicini, ma le nostre batterie antiaeree con l'aiuto dei fari gli fecero perdere l'orizzonte e poterono soltanto mettere 3 bombe e poi fuggirono sul loro fronte. Le nostre batterie non fecero fuoco come gli altri giorni di azione, ma le altre vicine bombardarono tutta la giornata, però credo che non abbiamo fatto fuoco come gli altri perché ci mancano proietti.
Sabato 4. Anche oggi non si stette troppo in pericolo; il nemico tirò su altre posizioni da noi lontane e facemmo dai 20 ai 30 colpi per pezzo. Verso sera, cioè alle ore 5, 3 areoplani nemici tentarono di arrivare verso Monfalcone allo scopo di gettare bombe, ma le nostre artiglierie antiaeree gli spararono facendoli tornare sul loro fronte e buttando solo 2 o 3 bombe in tutto. Si seppe poi che uno dei 3 areoplani fu incendiato e atterrò, non si sa se sul suo fronte o sul nostro.
Domenica 5. Oggi non si fece fuoco con i nostri pezzi; solo uno la sera alle ore 7 fece 11 colui, e il nemico verso noi non fece neanche un colpo. Si sente tutte le notti grandi fucilerie, bombarde e artiglierie sul fronte Giulia poco distante da noi.
Lunedì 6. Oggi, dopo una giornata tranquilla, fuorché l'acqua ci cade da ieri; ma fuoco non ne abbiamo fatto e il nemico pure non fece colpi su di noi; verso sera, cioè alle 4, il quarto pezzo fece due o tre colpi e il nemico rispose subito con quattro colpi ben aggiustati: il primo piombò proprio nella piazzola del primo pezzo ferendo l'operaio in tre parti del corpo, nella schiena, in un'anca e nella coscia, e ne ferì un altro nella testa, ma per fortuna non grave; il secondo piombò 15 metri distante dalla mia piazzola; il terzo proprio di sopra il mio dormitorio, facendo un buco e scoprendo fin vicino la corazza che è di sopra, spessa un centimetro e mezzo; il quarto poco distante da noi. ora che scrivo sono le ore 7 ed è tutto tranquillo.