Il furto delle scarpe
Alfonso Lucarini racconta prigionia, fame, freddo, Natale a il 30 dicembre 1917
Avevamo passato Natale di quattro o cinque giorni, quando una notte mi alzo per andare e pisciare; vado cercando le scarpe e più non le trovo; uno che aveva voglia di mangiare un pezzetto di pane se lera prese per rivenderle a qualche austriaco per una boccata di pane. Intanto io ciavevo da rimanere a piedi nudi fintanto che la provvidenza non aveva provveduto. In riga quelli che non cianno le scarpe che andiamo in cancelleria a prenderle! - Era una mattina che buffava la tormenta più del solito e camminando a piedi nudi sulla neve gelata, io con altri che ci era toccata la stessa sorte; e andiamo verso il magazzino per prendere le scarpe.
Brr, Brr, che freddo; ma questa gente cerca proprio di farci morire. Era già unora che lì aspettavamo fuori e di niente si discorreva ancora; qualcuno un po dalla fame e dal gelo ai piedi svenne cadendo nella neve privo di sensi; mi do a camminare di corsa per guardare di resistere ancora un momento, quando vedo uscir fuori l'ufficiale chiamando in riga per esaminare chi era a piedi nudi. Si mettiamo in riga davanti a lui tutti ringrulliti e quasi privi di sensi. Quando dà l'attenti, io che ero mezzo sbalordito non avevo capito e mene stavo lì tremante sbattendo i piedi pur di non farli aggelare del tutto; una guardia che era assieme allufficiale mi scorge e senza sapere quasi il perché mi suona uno schiaffo a mano guantata di pelle; che mi rimase la guancia rossa per otto giorni. Quello fu il prezzo che pagai un paio di zoccoloni che ritornai camminando in baracca contento di avere rivestito i piedi e non pensando nemmeno per idea al sonoro schiaffo che avevo avuto.