Pallette di shrapnel

Danilo Gracci racconta combattimenti, bombardamenti, feriti, ospedali a Devetaki, San Michele del Carso (GO) il 26 ottobre 1917

È il 26 ottobre 1917, sono i giorni della disfatta di Caporetto

 

26 ottobre

Alle ore cinque di mattina in seguito a precedente ordine delo capitano De Sanctis ci troviamo in un gruppo di telegrafisti fuori dall’accampamento per recarci nuovamente ciascuno ai nostri posti. Un camion è pronto. Vi saliamo. 

 

Il capitano siede al volante. Dentro il camion che fila veloce verso le linee avanzate, regna sovrana la più spensierata allegrezza.

Giunti presso il bosco Cappuccio, io noto che si stanno piazzando alcuni obici da 149 vicino all’ex famosa linea delle frasche. Domando a qualche artigliere il perché di quell’arretramento madornale dei pezzi e, mentre il camion rallenta per lasciare passare una trattrice pesante, apprendo che sono giunti ordini di portare via tutti i pezzi ed il materiale di artiglieria dal Vallone al mare e cioè in tutta la zona occupata dalla 3.a Armata.

Intanto giungiamo a Devetaki nel vallone ed ognuno riceve l’ordine di recarsi al proprio posto. Io dovendo ritornare a Devetaki per prendere le consegne di quella stazione telegrafica, lascio ivi il mio zaino e la mia ben fornita cassetta e mi reco ad accompagnare il sergente Frati presso il pari grado Meloro cogliendo occasione di andare a prendere, al comando della 20.a divisione il mio tascapane ed il mio moschetto con il resto dell’armamento

Giunti nel fondo del Vallone all’altezza di Mikoli, cominciamo l’ascesa alla 2208 ma intanto molti proiettili cadono ed esplodono vicino a noi. Acceleriamo l’andatura unendoci ad alcuni uomini del 154.o Fanteria. Quando improvviso uno stapnel (shrapnel, n.d.r.) di medio calibro scoppia vicinissimo a noi ed un metro da me. 

Sei rimangono feriti e pur io mi accorgo subito di essere stato colpito da due pallette alla coscia destra. Dai pantaloni forati esce sangue abbondante, io mi siedo e dato mano al coltello taglio subito la stoffa mettendo allo scoperto le due ferite che sono circolari e poco più grandi di un centesimo. Le pallette sono rimaste dentro.

Non avendo pacchetto di medicazione tengo alla peggio le ferite con la cravatta e, come il bombardamento non cessa, mi pongo in un ricovero, li passo attendendo.

Dopo un’ora un caporale di fanteria si offre di portarmi al posto di medicazione, detto caporale, che si chiama Tessa Raimondo, mi prende sulle spalle e mi porta correndo al posto di medicazione della 74.a sezione sanità Fanteria a Mikoli. Costì resto per due ore e dopo medicato un camion della Croce Rossa mi trasporta con altri otto feriti a s. Pietro.

Da S. Pietro dell’Isonzo vengo trasportato subito dopo e dall’Undicesima autoambulanza a Tapogliano e precisamente nell’Ospedale da campo n. 100 proprio vicino alla sede della mia compagnia.

 

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