Dolina delle granate
Danilo Gracci racconta vita in trincea, orrori, bombardamenti a Oppachiasella, Opatje selo, Slovenia il 1 giugno 1917
27 maggio
Ci rechiamo alla dolina delle granate (Oppacchiasella). Io ed il Cap.magg. Manerba e cinque uomini per concludere diversi stendi menti tra i diversi comandi di fanteria che con l’avanzata si sono dislocati nelle nuove posizioni conquistate.
Eseguiamo quattro stendimenti notturni sotto un fuoco infernale nemico che ci fa passare momenti innarrabili.
1 giugno 1917
Rientriamo in compagnia la quale da Aiello si è trasferita a Curriaco prendendo il posto della 18.a e quindi quello del 23 Ca che opera da Castagnevizza a Pietra Rossa.
2 giugno
Parto con una stazione ottica per la 61.esima divisione che ci invia a quota 238. Siamo 3: io Brizzi e Gaidano.
Fuoco nutrito, il nemico vuole riprendere le posizioni perdute i giorni prima.
Arrangiamo una capanna e impiantiamo stazione senza poter corrispondere a causa delle scure nubi sollevate dal bombardamento. Siamo a disposizione del 31.esimo fanteria Brigata Siena ed abbiamo un fante per il collegamento.
3 giugno
Ore 4 di mattina forte contrattacco nemico preceduto da violento fuoco di grossi calibri: un 280 esplode vicino e ci seppellisce completamente frantumando l’apparato e stordendoci senza procurarci gran male alla persona salvo qualche sassata.
4 giugno
Dopo sostituito l’apparecchio con uno nuovo ritorniamo a quota 235 per corrispondere con quota 208.
Troviamo un ricovero ingombro di cadaveri irriconoscibili nella ex linea austriaca. Sono con Settimo e Biagi i due uomini di collegamento del 141 fant. Brigata Catanzaro. Impiantiamo la stazione eliografica la mattina del 5 giugno e possiamo corrispondere abbastanza bene. L’artiglieria nemica si mostra più umana ma di quando in quando qualche colpo cade a noi vicino senza però fare danni di sorta.
Fa un caldo soffocante ciò che rende atroce il puzzo dei cadaveri sparsi nei pressi e dissepolti ancora.
Ho provveduto allo sgombro del ricovero dei cadaveri ed alla disinfestazione con la calce.
C’è discreto lavoro di telegrammi per l’osservatorio di artiglieria che battezziamo col nome di Parigi.