La battaglia del 15 agosto 1916

Gaspare Lenzi racconta combattimenti, bombardamenti, feriti a Monte Mosciagh (VI) il 15 agosto 1916

La mattina del giorno 15 alle 6 cominciò il fuoco delle bombarde nostre. Gli austriaci rispondevano violentemente e noi avendo ordine di ritirarci ci portammo dietro la seconda linea. Nel ritirarci una bomba austriaca uccise due uomini della 39a Batt. e ne ferì parecchi.

Alle 7 ¼ ritornammo alle piazzuole ed aprimmo il fuoco sul saliente austriaco distante 40 o 50 metri da noi.

Dopo 3 colpi la cannoniera del pezzo da 65 crollò; dopo altrettanti colpi anche la nostra pericolava. Il pezzo da 65 mise gli scudi, abbattè del tutto il parapetto della trincea ed uscì col pezzo allo scoperto.

Io mi dovetti contentare di riparare alla meglio la mia. Abbattere il parapetto mi era impossibile chè mi sarebbe crollato addosso il tetto su cui erano ben 700 sacchetti a terra.

Sparai 25 colpi ma cadenzati ed ero sicuro del loro effetto ché facevo far fuoco quando il pezzo da 65 taceva per un istante, anzi posso dire che con due granate ho colpito la trincea poco sotto il tetto aprendo un bel varco.

Fui soddisfatto dopo, vedendo che la fanteria nostra sceglieva appunto quel tratto di trincea sconvolta per far l’attacco.

Alle 8 il colonnello Com.te il 152° R.to fu ferito e fu appunto questa, secondo me, la causa principale per cui non riuscì l’attacco.

Restammo senza ordini e la fanteria non mosse all’attacco appena noi  issammo il fuoco ma seguitava ad attendere dietro i lavori di approccio.

Noi in piedi sulla trincea li incitavamo ad uscire all’attacco, gli dimostravamo che la trincea austriaca era stata abbandonata; nessuno sparava a noi, nessuno avrebbe sparato a loro. Ma essi non si decidevano. Finalmente cominciarono a slanciarsi i primi. Il momento era emozionante. Noi - fuori dalla trincea, correndo in qua e in là per meglio osservare l’avanzata – li seguivamo con lo sguardo li accompagnavamo con l’animo: “Gli sparano! No, nessuno spara” Son sotto: “entrano nella trincea”; “Lì, eccone uno,…due,…tre.” Ah! Una fucilata, due, tre.

I nostri cento “arditi” erano giunti sulla trincea austriaca e si era ingaggiata la lotta tra la prima linea austriaca occupata dai nostri e la seconda ancora tenuta dai loro. 

Si incominciarono a vedere i primi morti.

I nostri, ridotti una 60na massacrati dalla bombe a mano, presi d’infilata dalla destra, seguitavano a sparare e mentre introducevano il caricatore nuovo seguitavano a chiamare rinforzi. Ma i rinforzi non andavano. Noi eravamo come orsi in gabbia: 

Ma perché non mandano un battaglione subito avanti, ma perché non ci va nessuno?

Non si avevano ordini, nessuno sapeva nulla.

I nostri in parte si ritirarono e tornarono indietro, in parte si nascosero sotto la trincea austriaca aspettando la notte. Finalmente alle 3 pom. un nostro ferito rientrò nelle nostre linee e avvertì che non si sentiva rumore alcuno nella loro trincea.

Venne il Com.te di Brigata, venne il Com.te il Reggimento 

Si mandarono ordini perentori, tassativi, da eseguirsi subito e dopo 1 ora una compagnia uscì per andare ad occupare la trincea.

Ma gli austriaci se ne accorsero e le bombe a mano cominciarono a funzionare. La fanteria fu massacrata e si ritirò. E così finì la grande azione del 15.

Il giorno dopo alle 5 pom. si ritornò alle vecchie posizioni.

 

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