In licenza

Umberto Della Scala racconta famiglia, licenze a Montebelluna (TV) il 11 luglio 1918

Sono le ultime pagine del diario di guerra di Umberto Della Scala. Il soldato fiorentino, che ha da poco frequentato il corso da telefonista, viene mandato in licenza. Al suo ritorno al fronte parteciperà all'avanzata che porta alla vittoria dell'esercito italiano, restando però gravemente ferito a causa dell'esplosione di uno shrapnel. Una ferita dalla quale non guarirà mai: trasportato a Firenze, morirà quasi due anni dopo a causa di una polmonite traumatica.

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Stamani, finalmente, il Tenente mi ha detto di farmi fare la licenza. Sono andato alla visita ed ho versato tutta le roba e più sono stato fino verso le 1 di servizio.

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Verso le 6 sono partito da Biadene ed alle 10 con la tradotta da Montebelluna per Castelfranco Veneto e verso le 3,30 da Castelfranco per casa. Durante il viaggio ho trovato, con mio gran piacere, il Capezzuoli, il Tarchi e il Del Bianco: tutti e 3 erano con me a Spezia.

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Con 2 ore di ritardo finalmente, a mezzogiorno e mezzo arrivai al Campo di Marte e sul ponte trovai la Lombardi, che avvertì in casa che ero in licenza.

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La sera alle 10 partii per andare a Genova per trovare Nello.

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Arrivo a Genova alle 2 e scendo a Brignole e subito vado a trovare Arturo, ma mi fa un’accoglienza così fredda che mi sconcerta assai, benché mi offra 5 lire. Dopo di che, vado dalla zia, ma non la trovo in casa e vado dall’Evelina e mi pulisco un po’ e di lì prendo il tramvai e vado da Nello allo stabilimento. Povero ragazzo, gli ha fatto un effetto il rivedermi; mangio da lui e verso le 10 prendo il tramvai e vado a dormire dalla zia. Che trovo a letto; ma mi ha fatto una buona accoglienza.

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Nello e Rita hanno preso il permesso: mangiamo assieme e dopo andiamo a prendere in bagno in mare. La sera, lo stesso: ceno con loro e vado a Genova dalla zia a dormire. Mi dimenticavo di notare che stamani sono andato pure dalla Maria e, oltre ad avermi fatto una buona accoglienza, mi ha dato anche 10 lire.

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Vado da Nello, dopo essere stato da Evelina a salutarla e dopo pure aver salutato la zia, allo stabilimento a salutarlo e dopo vado a prendere Rita alla manifattura. Finalmente verso le 6 prendo il tram per ripartire nuovamente per Firenze: parto da Brignole alle 7 e ½  circa.

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Verso Empoli trovo il Ciccia che viene a casa in estiva; a mezzogiorno arrivo a Firenze. Così ho fatto il viaggio d’andata e ritorno, senza neppure spendere un soldo.

28 – Domenica

Brutto giorno, il giorno dello scadere della licenza, ma ci vuol pazienza: oramai tocca a noi. Verso le 11 e ½ , dopo aver dato l’ultimo addio in casa, mi incammino con il babbo, Vittorio e Rutilia verso la schifa stazione che mi porterà nuovamente lontano dai miei cari, lassù dove la guerra tutto distrugge e dove noi, poveri ragazzi, ci si dovrà lasciare la pelle per puro capriccio di poche persone, che ci dicono che questa guerra è una causa santa: cosa che per parte mia, non vedo. Siccome la tradotta è in ritardo, aspetto, ma faccio andar via il babbo, Vittorio e Rutilia e mi butto a terra dietro la stazione a dormire, cioè a pensare: ma non so neppure io cosa pensare. Molte idee mi turbinano nel cervello, un po’ il fronte con le tristi visioni delle guerra e più la mia cara casa e la mia bella Firenze, che chissà se la rivedrò.

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