In ospedale

Umberto Della Scala racconta malattie, ospedali a Meolo (VE) il 17 novembre 1917

Un violento attacco febbrile costringe Umberto Della Scala a essere ricoverato in ospedale, prima a Mirano e poi ad Alessandria. Qui riceve la visita del fratello Nello, giunto da Genova.

 

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Stanotte non ho potuto dormire: ho avuto un dolore dalla parte del cuore e mi è toccato anche a star fuori una mezz’ora, perché non potevo respirare. Ma siccome nevicava, mi è toccato rientrare, ma non ho potuto dormire e mi sentivo la febbre. Finalmente, stamattina, ho marcato visita e ci avevo la febbre a 39 e 8 e il dottore mi ha fatto la base e mi ha mandato all’ospedale. Verso le 9 sono partito da dove s’era accantonati e per fortuna, per la strada, ho trovato un barroccio di Mitraglieri: se no, mi toccava a fare tutta la strada a piedi. Ma un 6 o 7 chilometri li ho fatti e non lo so neppure io come abbia fatto a farli: mi pareva di essere ubriaco e, come ho detto, per di più, c’era la neve. Dopo tanto girare in camion, finalmente la sera alle 6, siamo arrivati all’ospedale 119.

 

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Stamani è venuto il Capitano a visitarmi e, invece di bronchite come mi avevano messo sulla base, mi ha trovato la polmonite e da come parlano fra loro, mi pare magherona.

 

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Ieri sera e l’altro sera ho avuto la febbre a 40 e 2 e sono stato per tre notti e giorni col diaccio su la testa, ma ho trovato dei dottori e degli infermieri che mi hanno curato come un genitore.

 

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Stamani il cappellano mi ha fatto la comunione.

 

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Stamani è venuto il capitano e, dopo visitato, mi ha detto che la polmonite è già risolta e che l’avrebbe presa volentieri anche lui; ma io gli ho detto: ma 3 o 4 giorni fa non l’avrebbe presa; no, certo, perché t’avevo visto proprio male. Ma quando stavo male è venuto anche 4 o 5 volte fra giorno e notte.

 

4 Gennaio 1918

Oggi finalmente, dopo 19 giorni mi mandano con un treno ospedale diretto ad Alessandria.

 

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Stamani mi hanno portato i panni: mi pareva di camminare bene, ma invece le scarpe le pesavano. In 19 giorni, mai mi ero alzato. Verso le 4 vengono i camion e ci portano alla stazione di Mirano, dove c’era già pronto il treno ospedale. Meno male che ho riscosso 9,50 di cinquina, ci danno da mangiare.

 

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Stamani verso le 11, siamo arrivati ad Alessandria e ci hanno portato in ospedale contumaciale: ma è un ospedale brutto, dove non ci sono neppure letti; ma brande. Ma pazienza, più volentieri qui che a Mirano, perché almeno qua non si sente passare gli aeroplani austriaci. Ho scritto a tutti.

 

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Oggi mi aspettavo posta, perlomeno da Nello ed invece stasera è venuto a chiamarmi un piantone e mi ha detto: scriva un biglietto per suo fratello, perché lui non può passare. Gli ho scritto il biglietto e gli ho detto che venisse alla finestra, da dove ci siamo veduti e parlati, e, verso le 8 e mezzo, ci hanno fatto parlare in portineria.

 

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Oggi con Nello ci siamo parlati nuovamente in portineria ed alle 2 è partito per Genova. Aveva un giorno di permesso, povero ragazzo, mi ha dato 10 lire, mi ha portato da fumare e, per di più, stamani, mi ha mandato le arance, una pera ed una mela.

 

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