Si torna al fronte

Aldo Polcri racconta famiglia, amicizia, cibo a Monte Mrzli, Tolmino, Slovenia il 8 dicembre 1916

Otto giorni dopo la licenza Aldo Polcri scrive una lunga lettera alla moglie dove descrive il viaggio di ritorno verso il fronte, fatto con altri commilitoni.

 

Sabato 8 gennaio 1916

Rita mia carissima

Sono già trascorsi otto giorni da che il cornetto del capotreno suonò come quello del vecchio Silva, a ricordare a me, come ad Ernani, il supremo sacrificio!.... Il fischio acutissimo mi frugò l’anima e me la strinse forte… fu il fischio di Mefistofele che chiama a raccolta i dannati; il mostro di ferro, dopo avermi ghermito, mi trascinò via, inesorabilmente via, lontano, nell’ignoto, verso il “chi lo sa”. Come inebetito, rimasi a contemplare il visino caro come rugiadoso per le lacrimucce sante, innocentissime, della mi a cara velmina, il mio tesoro la mia creaturina che il babbo, come per ripetermi una sua santa promessa, teneva stretta al seno: Caro babbo!.... Caro quel babbo!... E tu Vema Adorata, fida di quel tuo nonnino tanto affettuoso, pieno di premure: tu creaturina mia, ch’io vedo e sento tutti i momenti; tesoro carissimo che mi fai attaccare a questa vita che senza di te spregerei; Speranza e conforto dei miei neri momenti, tu Velmina cara, amato quel nomino tuo, unico più che raro; amalo che lui t’adora veramente; sinceramente; amalo tanto, tanto e crea nel tuo cuoricino un’altare d’affetti per lui, com’io da tanto tempo ho fatto. Sei ancora tu sola!... Io esulto!... Tu reginetta cara, tu padroncina dispotica, babbo e mamma non ti hanno tradita, e tu sei ancora incontrastata padroni dei cuori affettuosi dei tuoi genitori. – Rita: Adorata mia sposa: dolcissima compagna della mia via: buona fra le buone: t’amo tanto anche te: t’amo di tutti gli affetti: sento per te il desiderio, legittimo desiderio di uomo e marito perché sei bella e mi piaci tanto, e sento tenerezza di fratello maggiore, di protettore che sei buona: Ma sento anche gelosia di te come l’avaro possessore d’un gioiello, d’un bellissimo gioiello, teme sempre che gli venga rubato. In questo caso, credo d’aver riposto il mio gioiello, ch’è il tuo cuore, dentro una cassaforte inattaccabile ch’èil tuo amore. Vero?... Amami, amami Rita mia, sii sempre buona, che solo così mi saprai tenere sempre incatenato ai tuoi piedi: Vedi: se ti sono vicino, ti cerco e ti accarezzo sempre; ed ora che mille Km ci separano ti desidero ardentemente; sono sempre col pensiero a te rivolto anche qui, ove tante e tante cose d’indole molto seria potrebbero farmiti dimenticare un momento.-

 

“Babbo, vitto Memma?... Eccola qui!...” ho sempre negli orecchi le sue care espressioni giudiziose e birichine al tempo stesso; e la vedo sempre come la vidi l’ultima volta alla stazione, piangente, in braccio al babbo, al caro suo nonnino; ho sempre le sue paroline negli orecchi… cara!... Vuoi sapere del mio viaggio?.... Bellissimo: Ad Arezzo trovai tutti quelli che vennero in licenza con me. Ogn’uno aveva delle provviste gastronomiche; anch’io misi ben fuori le mie, mangiammo assieme, da buoni compagni. Da Poggio Renatico ti mandai una cartolina: da Treviso un telegramma: Arrivai a Treviso la sera del 2 gennaio alle ore 20 circa: Ci fermammo 50 minuti e io ne approfittai per andare fuori all’ufficio telegrafico e farti il telegramma che ricevesti la sera del tre. Quanta gente in piazza alla stazione!... Cercai di vedere qualche conoscente ma non mi riusci, tornai al mio treno: M’addormentai e mi svegliai verso le quattro del mattino: Eravamo a Udine. I 40 Km da Cividale a qui l’ho fatti in automobile: Quando arrivai andai da Giordano e piansi; come piansi quando da lontano vidi il campanile di questo paese: adesso invece sono tranquillissimo: ho ripreso il mio servizio, stò benone in salute: col mio formidabile appetito: poi adesso il vitto è migliore perché è variato: ci danno: Baccalà, prosciutto, salame, fichi secchi, cioccolato, fagioli, castagne, agnello, condimenti di olio, lardi, concentrati; insomma che si sta meglio di prima, come vitto. Basta ora: Bacia la mamma, tanto, tanto il babbo e Patria. Domani scriverò a Beppe: Ha scritto lui dal fronte?... Sta ben?... Stringi forte forte la Velmina, unitevi che io vi possa abbracciare insieme e coprire di cari bacioni.

Aldo

 

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