Ecco Rita mia cara la vita che faccio
Aldo Polcri racconta combattimenti, fame, cibo a Monte Mrzli, Tolmino, Slovenia il 20 luglio 1915
Una lunga lettera Aldo Polcri descrive la sua vita lungo le retrovie del fronte: si rammarica perché non partecipa ad azioni di guerra, ma si sente lo stesso importante perché la sua missione è quella di portare il vitto a coloro che sono in prima linea.
Rita carissima
Ieri, nel tempo che aspettavo si asciugasse la pagina, mi chiamarono a mangiare e cosi lasciai in tronco: oggi ripiglio per raccontare il compleanno. Sappi che qui siamo in 4: Bertolli, Bachi, il Maestro ed io: abbiamo costituito una specie di mensettina ed è questa che ieri, in onore mio fece sfoggio; immagina che non mancò il dolce e nemmeno una bottiglia di champagne.
Adesso ti racconto tutto: La sera del 18 fui mandato a portare un ordine importantissimo al mio colonnello, su, in cima al monte; avevo un soldato di scorta e un mulo per montare il sentiero più presto. Feci la commissione, ma al ritorno mi colse il buio più fitto, poi il temporale; persi la strada e per paura di cascare in un burrone o in mano al nemico, mi fermai: tolsi la coperta di sotto la sella del mulo, mi ci arrotolai dentro, sopra ancora mi coprì con la mantellina, la rivoltella in pugno, il dito sul grilletto, il soldato vicino a me: con la visione di te, di Velma cara e con un diluvio vero e proprio adosso mi addormentai… mi svegliò il soldato verso le 3,30 (era il 19 agosto ormai) il cielo era limpidissimo e stellato, io ero fradicio, inzuppo fino all’osso. Tornai a casa, mi cambiai tutto e dormì ancora fino alle 9: ora in cui mi alzai, mi feci la barba, poi attaccai un carrozino che è qui e con telemaco andai a spasso fino a Caporetto: feci qualche spesucciola, lessi il giornale, mangiai con Telemaco un panino caldo con dentro due acciughe e tornai quassù ove mi aspettavano gli amici e un bel pranzetto: Ho avuto anche i regali; sai?... Una scatola di saponette, una scatola di razzia per gli insetti domestici e un coniglio vivo... La spesa ieri l’ha fatta un sergente, così sono stato libero fino alle 17,00: ora in cui mi sono messo in testa alla colonna dei muli e via ha portare il vitto a quei poveri ragazzi che danno santamente la vita per l’ideale grandissimo: La Patria: quando sono partito (e poco dopo) vi era la luna, ma verso le ore 23 ha incominciato a piovere poi a diluviare; lampi, fulmini, ira di Dio!... ho dovuto fermarmi con tutta la colonna in mezzo a un bosco; su di un viottolo sul ciglione di un precipizio. Mi son coperto bene, bene e mi son messo a sedere sotto un albero. Ho preso sonno e quando m’hanno svegliato era passata la mezzanotte, era passato il 19 Agosto, il cielo era sereno e stellato, io ero mollo fradicio: “Come vi sono entrato e così sono sortito: dormendo sotto un temporale: “Stamani, quando tornavo canticchiavo e fischiettavo, a cavallo, i ginocchi erano gelati le spalle umide ma il buon umore era intatto: ed ecco, mia Rita cara, la vita che faccio: vita brutta, ma bella: vita da Robinson!... Ti par poco bella?... dormire a pochi passi dal nemico, sotto una pianta, mentre imperversa un’uragano?... E’ roba che, potendola raccontare, non ti fà orgoglioso?... A me si, tanto; e tu vedi che in tre mesi ancora il morale mio è quello stesso con il quale sono partito. Vedi, Rita cara, io non prendo parte attiva ai vari combattimenti, ma ciò non vuol dire schivare il pericolo. Il servizio di vettovagliamento è un servizio delicatissimo e difficile in montagna, ed i salmeristi, cioè i mulattieri, sono degni d’ogni ammirazione. La colonna muli, o acqua o neve o vento o fuoco, bisogna che cammini, perché porta i pezzi di pane, il pezzo di carne ed una tazza d’acqua al soldato che combatte e che tutto aspetta dai rifornimenti: se la colonna non arriva il combattente non mangia non ha energia. Bisogna sempre viaggiare di notte, su sentieri appena praticabili, per le capre, perché il nemico non ci veda e non ci pigli a cannonate; eppure anche di notte esso getta razzi luminosi e se ci scorge fa piovere cannonate. Poi il salmerista e il cuciniere sotto il fuoco nemico distribuiscono il rancio il pane e l’acqua: io dirigo l’operazione, quindi prendiamo la via del ritorno: come vedi il compito non è facile e non è neanche egoistico dal lato del pericolo perché siamo esposti… quasi lo stesso: perciò spero, Rita mia, che se torno, sia degno della Patria e di te come ogni altro buono cittadino d’Italia. Adesso mia carissima, ti lascio con tanti bacioni con mille scuse per tutte le chiacchiere noiose che ti ho fatte, ma tu mi dicesti un giorno che ti fà piacere sapere ciò che faccio. Dammi un bacio e danne tanti a Velmina per me. Tanti, tanti ai cari e buoni genitori. Scrivimi sempre, sempre, Rita mia, pensami tanto, tanto… la notte che sono fuori a compier il mio dovere. Bacioni grossi grossi a tutti: a te Tuo Aldo