Ho cambiato tre mestieri
Aldo Polcri racconta vita in trincea, cibo, retrovie a Camina (Kamno), Slovenia il 11 giugno 1915
Nei primi mesi della guerra Aldo Polcri passa di reparto in reparto fino a essere impiegato nel vettovagliamento. In questa lettera il luogo di posizionamento del reggimento è cancellato dalla censura militare.
11 giugno 1915
Carissimi tutti,
ben comprenderete che vi ho messo il punto interrogativo al posto del paese ove sono, perché mi è proibito di dirvelo. – Ho ricevute tre vostre lettere; la prima scritta il 28 maggio, la seconda il 25 maggio e la terza ieri sera in busta militare in data 3 Giugno. Ho ben compreso che tutte le mie neanche le avere ricevute perché del resto me lo avreste detto e poi ne dubito io pure perché vi davo qualche ragguaglio e, naturalmente, la censura la cestinate. Ciò poco importa: basta sappiate che stò benissimo sempre: con un appetito formidabile che mi protegge ed una salute di ferro che mi fa da scudo. Ho già cambiato tre mestieri; partì come addetto al comando del reggimento e come tale iniziai la guerra, poi fui comandato alla bandiera e adesso finalmente dopo i bellissimi combattimenti sostenuti dal mio reggimento nei giorni primi di questo mese, sono stato comandato come ufficiale di vettovagliamento, giacchè l’ufficiale che c’era è dovuto tornare in compagnia: adesso fatico molto da mattina a sera: figuratevi che si tratta di dare da mangiare tutti i giorni a tremila uomini: la sola carne ammonta a 12 ql. al giorno…. però ho a mia disposizione la bicicletta ed un bel cavallino rosso e buono che è diventata la mia passione.
Sono a cavallo tutto il giorno ed ho imparato a far delle galoppate bellissime… Basta, bene!... avevo tanta paura io dei cavalli. Ma è proprio vero che il pesce grosso mangia quello piccino, cos’è una caduta da cavallo in paragone delle raffiche di mitraglia che ci ha in vestiti e ci investe tutti i giorni?- Adesso come vita, è più sicura, ma è più faticosa e poi effettivamente quando il mio reggimento combatte vorrei esserci anch’io. Però sto benissimo il mio posto è quello di un ufficiale e… dicono d’aver messo me perché… sono intelligente… dicono loro. Adesso dormo anche meglio perché dormo dentro un carro sopra i sacchi di riso o di biada, o sul fieno, e i carri sono coperti con incerati: effettivamente come guerra, io sono un principe e se torno dirò d’aver fatto la guerra discretamente. Ieri l’altro però siamo stati attaccati lungo una via: eravamo in colonna con 11 carri di viveri, ho fermata la colonna, ci siamo difesi bene abbiamo fugato i nemici: Io, proprio io ne ho ammazzati due: però queste sono rare scaramucce di pochi colpi di qualche pattuglia dispersa. Manca un quato al tocco. Bisogna che faccia attaccare i carri e vada alla spesa distante 4 Km. di giù. Il mio cavallino è già sellato se tu mi vedessi Rita cara!... sono contento come una pasqua, la mia pistola sempre carica al fianco e via di corsa. Canto anche qualche volta; ma ieri che andavo di passo; misi le redini nel collo del cavallo, rilessi l’ultima tua lettera e piansi, piansi come uno stupido; perché mi pareva, leggendo, di vedere la mia cara Velmina col ditino teso verso la port a e chiamare “Babba” e ripetere: Checè checè.- Cara creaturina mia!... darei un braccio per rivederla e avere un bacino da lei. Sono contento della guerra ma molte volte è proprio quella birichina più piccina che mi fa inumidire gli occhi. Dalle tanti ma tanti baci cari e sempre rammentale il mio nome. Chi sà, se torno, come sarà grande a guerra finita. Beh, beh… bando a le debolezze: Vi bacio tanto tutti tutti: Viva la nostra cara Italia abbracciatemi tutti e baciatemi sempre: tu Rita mia voglimi tanto bene ch’io t’adoro. Bacioni babbo e mamma e tutti Vostro Aff.mo Aldo