Agonia

Disfatta di Caporetto

Vincenzo Farina racconta amore a Ascoli Piceno il 4 novembre 1917

Sono i giorni della disfatta di Caporetto, Vincenzo Farina non può scrivere all’amata Jone e Jone, impotente, gli invia una lettera dietro l’altra

Carissimo Vincenzo mio,

Non so da quanti giorni non ti scrivo. Può essere che t’abbia scritto ieri o l’altro ieri ma non ricordo. Il tempo scorre turbatissimo e se ne perde la nozione. Ogni tanto mi riprende lo sconforto pensando che la posta non viene e non vi perviene. E mi fermo. Ma può essere anche che vi prendiate le lettere tutte in una volta e allora penso che devo scrivere. Non so che vita si vive: una cosa è certa: che il tempo vola rapidamente ed avvicina la fine della nostra agonia.

Ieri mattina ebbi una tua cartolina del 1° coi saluti. Anche da Dino ne avemmo una e ci diceva che era salvo, che andava in cerca della scuola, essendosi smarrito e che aveva dato a impostare la cartolina a una profuga. Da dove scriveva non sappiamo. Nemmeno tu mi dici dove stavi. Così passato il primo momento di sollievo, siam ricaduti nel labirinto delle domande.

In fondo al cuore mi assiste ancora la speranza e la fede. Sono abbattuta per la tragicità del momento, ma che possa succedere qualche male a te o a Dino, mi pare cosa assurda. Chi sa perché? La fede non mi abbandona. C’è ancora chi dice qui che da tutto questo male si trarrà una strepitosa vittoria. Io mi contenterei solo di riavere presto qui te e Dino, incolumi. Non occorre che io ti raccomandi di scrivermi di te più dettagliatamente che puoi perchè so che lo farai appena ti sarà possibile. E quando sia grande la nostra ansietà non lo so dire. Ieri venendo dalla scuola incontrai il claudicante Battistrada: mi chiese di te e mi disse senza mostrarsene troppo addolorato: Che bella sorpresa eh!

Come è antipatica , Vincenzo mio, tutta questa gente che sta a discorrere , a passeggiare, a mangiare, bere dormire in questo momento. Li odio tutti, forse perché sono una delle sfortunate che non trovano riposo. Coraggio! Se la fine di tutto questo verrà – e verrà presto – noi che abbiamo sofferto abbiamo diritto a tutte le gioie della vita. Tutti quelli che in questo momento menano la vita solita, senza pericoli, devono stare indietro indietro a tutti quanti hanno tremato e pianto e dolorato.

Aspetteo una tua letterona: vorrei che il tempo volasse finché l’aspetto. Stasera a S. Francesco la sora Gigia ci ha chiesto di te. Essa da Vittorio non ha notizie dal 25. Guarda l’ironia della sorte! Ieri senza che glielo richiedessi il fotografo mi ha rimandato l’altro ritratto. Quando te lo potrò mandare? Potrò spedirlo mentre si dice che la posta non vi perviene?

Coraggio Vincenzo mio. Pensa questa mia scritta fra le righe nel modo più lirico possibile. Mi trattiene il pensiero della censura o di un probabile smarrimento. Ti bacio con desiderosa accorata passione,
   
Jone tua

Eventi e luoghi