"Ti rivoglio"

Disfatta di Caporetto

Vincenzo Farina racconta amore, famiglia a Ascoli Piceno il 29 ottobre 1917

Sono i giorni della disfatta di Caporetto, l’impressione è grande anche tra i civili e Vincenzo Leporini riceve una lettera appassionata dalla sua Jone

Vincenzo mio amatissimo,
ieri sera, uscendo dalla chiesa di S. Francesco vedemmo dei gruppetti di gente e di soldati che discutevano animatamente. Tornando verso casa, ci arrivò papà che era in uno dei suoi momenti di esaltazione catastrofica. Ciò che egli riferì del Comunicato mi gelò il sangue nelle vene. Non potei cenare: non mi calmai se non quando Gigi andò a farti un telegramma. Quando lo riceverai? Oggi sono più tranquilla anche perché papà è pieno di nuove buone speranze. Fidiamo in Dio e nel valore dei nostri soldati che sapranno fare in questo momento il loro scrupoloso dovere.

Sento ch’è forza maggiore dare tutta la nostra forza alla patria, sento che tutto passa in seconda linea. Una mia collega che ha il marito al fronte, ha fatto stamane una scena di tragica disperazione; s’è strappata i capelli piangendo, come se il nemico fosse già alle porte della scuola. Esagerazione! Chi soffre fa come me che taccio e non vorrei parlare con nessuno. Eppure stanotte ho passato una assai brutta nottata. Ma come ti ho detto oggi mi sento in cuore ancora tanta speranza.

Sono stata stasera di nuovo da P. Venanzo a comprare altri due libri che oggi Elio è venuto a ordinarmi. Ci ho trovato l’avv. Mariotti. Ma non mi ha detto niente e non gli ho chiesto niente. Quanto ai libri di Elio, mi manca ora soltanto un atlante da 4 Lire. Mancherebbe anche una scatola di compassi, perché Gigi non mi vuol dare la sua che gli occorre e costerebbe un 21 Lire se non più. Mancherebbe un vocabolario del Petrocchi – quello francese l’ho io – e non vorrei comprarli. Basta, vedrò di rimediare. Sai quanto abbiamo speso per Elio, Vincenzo mio? Trentacinque lire, fra tasse e libri. Dieci lire ho dato a Monti: ora ci son rimaste 48 lire. Questo debito ce lo leveremo senza accorgercene. Non sei contento? Come vedi delle 70 lire che mi hai mandate ne restano 25 per noi. Ho messo tuttavia 60 lire a libretto. Non credere ch’io ti faccia questi conti perché ti voglio seccare: vorrei solo che tu, avendo speso tanto per Elio, non mandassi tanto ai tuoi e ad Armando, da rimanere quasi al verde. Regolati, Vincenzo mio. Io voglio che tu pensi più a te che agli altri. Essi sono al sicuro e tu stai dove stai. Fammi contenta, Vincenzo mio.

Mi scrivesti che quest’altro mese devi pagare la cambiale. Fa di restare con un po’ di soldi per te mi raccomando. Non puoi credere quanto pensiero io mi prenda di te, Vincenzo mio diletto. Dino ha scritto oggi una lettera del 24 e dice che sta quasi senza soldi. Mamma gli spedì un vaglia sei o sette giorni fa, ma quando lo prenderà? Tu dici che li chiederebbe a te, ma gli secca. Ci consiglia di fare il vaglia al tuo indirizzo che poi glieli passeresti. Ma speriamo che tutto si accomodi. Sarebbe tanto dolce avere te e Dino qui al sicuro, ti amerei tanto stasera qui al calduccio e invece!...

Non posso , non posso rassegnarmi più all’attesa dolorosa. Ti rivoglio:    mi sei caro, mi sei necessario Vincenzo mio. Ho bisogno di saperti qui al sicuro e vicino a me, sempre, per la mia pace. Scrivimi tutto di questi giorni. Ti bacio con appassionatissimo desiderio.

La tua Jone

Eventi e luoghi