Osservo i fanti
Vincenzo Farina racconta vita in trincea, stanchezza, svago a Monfalcone, dintorni (GO) il 8 giugno 1917
Carissima Jone mia,
ti ho or ora fatto impostare dal mio attendente la solita cartolina in franchigia; comincio a scriver ora questa lettera che completerò domani.
Da stamani son qui all’osservatorio vicino alla mia batteria; l’ufficiale che v’è osservatore ordinario è andato per due giorni a Gorizia ed io lo sostituisco per questi due giorni; sono poco più in alto della mia batteria, a venti minuti da essa; rivedo, da altro punto Iamiano, scopro, quasi rettilineo, il Vallone di Brestovica, di cui stamani vedevo fra la foschia l’alta torre, ancora quasi intatta, e poco fa, nel sole, rosseggianti, le case, che non ci sapevo. Non temere: anche qui, anzi più che altrove, i camminamenti son pieni di grotte a rifugio, oltre che, l’osservatorio è incastrato per buona parte nella roccia. Questa vita pigra mi va più che lo stare in batteria; si ricerca, col binocolo, quel che fanno i nostri, si cerca di vedere, cosa naturalmente più difficile, quello che fanno loro e ci si imprime in mente la fisionomia dei luoghi. Ho passato il pomeriggio a studiarli sul terreno e sulla carta, per farmi un’idea delle nostre e delle loro posizioni; ora scrivo; fra poco cenerò. Se fossi stato in batteria, quanto sudore a correre qua e là; qui si sta con un discreto fresco, con proprio agio, e chi vuole, può anche dormire. Ci sono, a tal uopo, soldati intelligenti, osservatori, che prendono il posto dell’ufficiale.
Qui vicino, nella trincea, soldati fumano, canticchiano, conversano: per la fanteria questo è un riposo, ora che non fa freddo né piove; e si annoia, ma non parlano di guerra, se non raramente: ci sono col corpo, coll’animo quasi no. E pure è uno dei reggimenti che ha operato nella settimana scorsa e dovrebbe andare in prima linea in caso di bisogno.
Stasera andrò presto in branda e penserò a noi: è un’amara dolcezza, questo pensiero, in questi luoghi; ma passerà pure questo tempo; son già passati due mesi dal mio ingresso in zona di guerra; e mi par tanto tempo e non so come, breve. Passeranno, passeranno, i mesi ancora di servizio; e torneremo alle case e alla pace. Ti bacio, Jone mia, ti bacio,
Vincenzo tuo.