Hart bei Amstetten

Rocco Egidio De Bonis racconta prigionia, cibo a Hart bei Amstetten il 25 novembre 1917

Catturato sul Carso, il tenente Rocco Egidio De Bonis viene condotto al campo di concentramento di Hart bei Amstetten, in Austria

Il campo di Hart, tristemente famoso per aver visto, fra le altre sue pareti, morire migliaia di prigionieri russi, è costituito da un insieme di baracche a pianta rettangolare, divise in stanzette, le cui porte immettono nei lunghi corridoi. Nel mezzo c'è un corpo principale con gli alloggi per gli ufficiali austriaci, i magazzini, le cucine e gli uffici. Le stanzette, destinate agli ufficiali prigionieri, sono in numero di 280. Il campo è bello, pieno di comodità e di fame, con riscaldamento a termosifone che, come dicono, spesso non funziona  per mancanza di combustibile.

Io e il tenente Compierchio del mio battaglione abbiamo in condominio la stanza n. 219. E' carina, ma fredda più delle altre per la sua esposizione a settentrione. Ha una finestra che si apre nel giardino. In un angolo è sistemato il mio letto, nell'angolo opposto quello del collega Compierchio.

Un paio di seggiole, un tavolino, due comodini, un lavandino, un piccolo specchio, un armadio ne costituiscono l'arredamento. Ad una parete ho attaccato un calendario: ogni mattina stacco un foglietto, quasi ad illudermi che i giorni trascorreranno più presto. Nella sala centrale consumeremo i pasti; qui tavoli eleganti, sedili eleganti, ma cibo scarsissimo: 80 gr. di pane a pasto, di colore incerto che si dice confezionato con farina d'ippocàstani, mista ad una percentuale di farina di grano, una brodaglia con crauti sottaceto (per stuzzicare l'appetito!) e una pietanza con 30 grammi di carne arrosto e barbabietole lesse per contorno.

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