Fatalità
Bruno Palamenghi racconta bombardamenti, fortuna e sfortuna a Peteano (GO) il 21 febbraio 1916
Alle 12 sono stato inviato a colazione dal Colonnello Castellazzi (Carlo Castellazzi, comandante del 132° fanteria dall'11 dicembre 1915 al 4 marzo 1916, Ndr) al ricovero di Peteano. Lo informo della visita avuta dal Generale Cigliana (Giorgio Cigliana, comandante dell'XI corpo d'armata, Ndr).
Dopo colazione, ritornando ai miei baraccamenti comincia un efficace tiro d'artiglieria nemica, sulle nostre linee, da Cotici, Boschini, Rubbia, Savogna.
Sembrava come un inizio d'attacco su grande stile. Varie granate scoppiano lungo il camminamento da me percorso e da percorrere.
Proseguo a passo normale, e giunto in un tratto molto battuto, il Capitano Neri che mi era vicino, mi esorta ad accelerare il passo ed anco di andare di corsa – "corra pure, gli rispondo sorridendo – se è destinato, ci colpiranno anche correndo" e senza ostentazione, mi fermo ad accendere una sigaretta. Non avevamo fatto che pochi passi ancora, quando una granata del Regio Imperatore cristiano cade e scoppia ad una ventina di metri davanti a noi. Le schegge fortunatamente non ci colpiscono per un rialzo di terreno frapposto tra noi ed il punto di caduta della granata. Il Neri, alquanto sconvolto ed impressionato, si ferma e mi dice:
"Al suo sangue freddo ed alla sua indifferenza dobbiamo la vita. Se avessimo accelerato il passo, saremmo stati colpiti in pieno, ed andati a gambe all'aria".
Destino!!! Fatalità!!!