Questi sono i miei soldati

Bruno Palamenghi racconta disciplina militare, amicizia a Gradisca d'Isonzo (GO) il 25 febbraio 1916

Il tenente colonnello Bruno Palamenghi sta osservando i suoi soldati che attraversano l’Isonzo su un ponte mobile approntato all’altezza di Gradisca

La serata è bruma e piovigginosa – ombre sottili serpeggiano sulle acque dell'Isonzo, ed in alto, rabbiose scoppiano gli shrapnel e le granate, poiché il nemico certamente sa del nostro cambio da effettuarsi. Transitano, poveri figliuoli, i miei bravi soldatini, con animo sereno e tranquillo. Quanti e quanti non faranno ritorno al nuovo turno di riposo!...

Sono contadini – sono artefici – questi bravi soldatini curvi sotto lo zaino, e bisogna amarli, ed avere cura ed interesse di loro pur facendogli fare il più sacro dovere, non escluso il sacrificio della vita.

Vivendo a loro contatto, il battito del cuore si fa più vivido, più sincero, e le miserie loro gridano nella nostra coscienza.

Nelle caserme, nelle marce, ai campi, nelle inondazioni, nei terremoti, nella battaglia, è sempre buono il nostro soldato, e lo si guida con un fil di seta, come lo si esalta con una buona parola ed una sigaretta.

Il nostro soldato poi ha tante doti morali e fisiche. Le poche manchevolezze possono essere eliminate da chi lo comanda. Nel superiore vuol trovare carattere – ardimento – coraggio.

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