Aspettando la tradotta
Battaglia del solstizio
Priamo Ferrini racconta bombardamenti, paura, famiglia, mamma, morti a Musile di Piave (VE) il 14 giugno 1918
È il 14 giugno 1918, la vigilia della grande offensiva austro-ungarica, della Battaglia del solstizio. Priamo Ferrini è con il suo reggimento nella zona di Musile di Piave, in prima linea. Gli è appena stata concessa una licenza.
Finalmente siamo giunti alla mattina del 14 si è versato tutta la roba e alle ore 7 sono partito per la licenza col mio compagno Ficai sono andato al comando del Regg. e ci siamo adunati tutti quanti del Regg. e ci hanno chiamato tutti quanti ma la licenza non ce la consegnavano a noi nel momento che ci chiamavano e venuti diversi colpi da strapane e ne ha fregati diversi che avevano gia firmato la licenza stavo li con un pensiero dicevo ho firmato la licenza e mi tocca stare ad aspettare e mi potrebbe capitare come e capitato a quei disgraziati.
Ma finalmente sono partito e per la strada che si era sempre passati non si poteva perche ci tiravano che non lasciano un metro che non scopiasse granate a strapane ed allora ci tocco passare attraverso hai campi e ho fatto tutto di corsa per chilometri sono arrivato a Meolo che non potevo più, ma ero contento, ma non mi pareva credibile ha dire vedo la casa insomma ho passato il giorno 14 li a Meolo ancora quella notte de 14 ha dormire fra tutti gl’insetti che non se ne poteva piu fra la paglia che sara stato 6 mesi che ci era per quelle stanze e mi son messo ha dormire, ma al Mattino del 15 giugno circa le ore 3 ho sentito qualche colpo di cannone di grosso calibro che tuonava a un po di distanza, ho chiamato il mio compagno che dormiva di fianco ha me e ci siamo messi ad ascoltare, e convinti che fossero colpi che partissero dei nostri pezzi di 305 che erano li vicini, ma non si era ancora finito di parlare che arriva uno di quei colpi che prende un palazzo di faccia ha noi che lo mandò tutto i rovine, e dopo sempre giu continuo, cadevano ora giu e ora giù la tutto un fracasso di quelle rovina di casa, e non si vedeva mai il momento di andarsene si pensava sempre potrebbe darsi la sfortuna che prenda un colpo qui e ci mandi tutti quanti in aria.
Ma finalmente il Comando dei Carabinieri si e deciso di farci partire prima dell’orario che era fissato perche anche loro avevano paura e forse più di noi perche erano stati sempre più lontani.
Siamo partiti da Meolo circa le 3,20 per raggiungere la stazione e camminando si trovato tanti Borghesi che anche loro scappavano chi era ad ascoltare dalle finestre della loro abitazione i ragazzi piangevano per la paura le donne lo stesso, era proprio un gran pasticcio.
Giunti alla stazione siamo andati al Comando Tappa e ci ha consegnato la licenza e per le ore 9 dovevamo partire ma prima della partenza abbiamo saputo che gli austriaci avevano gia rotto le nostre linee e passato il Piave e stavano avanzando, ci si trovava tutti quanti contenti per la prossima partenza nell’arrivare questa brutta notizia siano restati ancora in paura di un ordine che ci rimandassero indietro come poteva essere molto facile.
Insomma alle nove siamo partiti e siamo giunti ha Mestre e li ci hanno fermato per fino alla sera alle 5 ad aspettare la tradotta.
Non so dire che che cuore abbiamo passato quella giornata avevamo gia fatto l’idea, che ci facevano tornare indietro, ma alla sera nessuna novità abbiamo preso la tradotta e la via delle nostre case che ci pareva chi sa quanto tempo contenti tutti quanti, non si pensava più se ci fosse stata la probabilità mandarci indietro per il motivo che la giornata era già trascorsa e dicevamo non hanno bisogno di noi questa volta.
Giunti a Bologna il mattino del 16 tutti contenti che molti eravamo vicini alle nostre famiglie. Ci hanno fermato fuori della stazione s’un binario morto e dopo poco ore abbiamo saputo che si stava fermi per il motivo che era arrivato l’ordine di fermare la tradotta ed attendere ordine se dovevano riportarci indietro.
Nel sentire quelle novita siamo restati a guardarsi in faccia e addio senza far parola. Dopo aver avuto quella notizia che era vicino sono spariti e chi era un po distante stavamo in attesa di qualche ordine.
Io ed il mio compagno abbiamo fatto altro che prendere il tascapane e stare i giro per poter sapere quali notizie venisse, con l’idea se veniva l’ordine di tornare indietro, e noi di andare per conto nostro.
Dopo 12 ore che ci hanno tenuto fermi e venuto l’ordine di andare ancora avanti, ed allora ci siamo riavuti un po e siamo partiti la sera del 16 da Bologna, quando sono stato (su gli app.) passato le montagne di Pistoia che ho ancora sentito l’aria della nostra Toscana che già avevo perso tutta la speranza di rivederla non posso dirvi come mi sentivo contento.
Il giorno 17 la sera son partito da Firenze circa alle ore 6 e viaggiando verso il mio paese e la famiglia non mi pareva nemmeno credile, pensando che fra poco saro insieme ai miei cari genitori.
Insomma alle 8 e minuti smontavo alla stazione e camminando in paese mi pareva di essere come uno sconosciuto, dalla gioia mi pareva che mi girasse la testa, mi sono messo in marcia per giungere a casa, ho fatto tutta la strada pensando in quel momento di gioia quando vedevo i miei genitori.
Giunto a S. Donato ho trovato diversi amici che mi fermavano ha domandarmi alcune cose, io rispondevo facevo poche parole e poi me ne andavo, perché non vedevo il momento di arrivare ha casa, ho trovato Guido della Sdruccioli, che lui e venuto con me.
Essendo vicino alla porta mi ha fatto trattenere per arrivare i miei, ma io non potevo restare ad aspettare, ma ad un tratto sento la voce di mia madre che dice ce Priamo, non so dirvi quella voce come sono restato, dalla grande gioia mi pareva di stare anche male. Quando ho veduto i miei cari venirmi incontro, anchi mi sono slanciato verso di loro in dove gli ho abbracciati tutti, ma dopo siamo restati per qualche istante a guardarsi in faccia, uno con l’altro senza farsi parola, voialtri mi guardavi che mi trovavo strano, trasfigurato tutto sporco. E dio vi guardavo e pensavo alla vita che avevo fatto e in dove potevo essere andato a finire se il 15 giugno non venivo via.