"Ma quando finirà questo martirio?"
Emma Paolotti racconta famiglia, amore a il
Emma paolotti scrive al marito Riccardo Presenzini, che è soldato
Carissimo Riccardo
Ho sollecitato ancora con espresso tua fede di nascita e speriamo che me la manderanno presto: abbi pazienza, la colpa non è tua, se i tuoi certificati non sono pronti, e nemmeno mia perciò è inutile rimproverarmi, perché non fai altro che acuire il mio stato di nervosismo e mi togli la gioia di agire con sveltezza. Del resto, ho domandato a Paoloni che si trova a Perugia per una piccola licenza, se questo ritardo porta conseguenza ed esso mi ha assicurato di no, trantopiù che non dipende da te questo ritardo. Ho un’agitazione tremenda nell’anima che nulla vale a cacciare. Tutti i giorni più difficile la vita, tutti i giorni uguali, pieni di tristezza. Tremo per il presente, tremo per l’avvenire che vedo sempre più scuro. Ancora non ho potuto vendere l’incubatrice, e non so come fare per la pigione di casa. Vivere in una incertezza simile è dolorosa e non vi è nemmeno la speranza di migliorare la nostra situazione presente. La vita è una continua lotta, beato chi l’affronta con rassegnazione e coraggio; fin’ora non mi è mancata questa grande virtù; no, ma ora sento che questa forza d’animo mi ha abbandonata e mi abbandono alla corrente che mi trascina. Se nella mia giovinezza mi avessero predetto l’avvenire, mi avessero detto le sofferenze di ora; oh, quanto avrei riso di cuore! Ma purtroppo non sarebbe stata che nuda e cruda verità, la verità vera che mi fa tremare, che mi fa soffrire, che affiacca la mia energia che mi rende nervosa insopportabile. Tutto mi da noia tutto mi rattrista; il sole che splende festante, la bellezza della natura, tutto , perché io queste dolcezze non posso goderle, perché la libertà mia è finita perché dalla mia prigione volontaria non vedo né sole, né fiori, né verde, solo si distingue un piccolo spazio di cielo azzurro che mi fa desiderare più intensamente la mia libertà di un dì, la pace dei campi in un trionfo di sole. Oh come invidio coloro che possono godere queste gioie serene della campagna i sereni tramonti, la poesia infinita dell’ora soave dell’Ave Maria, quando la campana […] disperde lontano lontano la sua eco malinconica, e quando il cielo comincia a tingersi di un azzurro più cupo per l’avanzarsi della notte, quando i monti in lontananza diventano una linea cupa che pare si unisca la cielo, oh, allora, in quell’ora malinconica e dolce, oh, quanti rimpianti, quanti desideri, quante dolcezze infinite ti colgono, e la vita che si è vissuta ti si presenta tutta schierata innanzi in tutta la sua magica dolcezza in tutti i suoi tristi aspetti; abbiamo vissute delle dolci e serene primavere, là nella placida serenità dei campi, in mezzo al sorriso dei fiori, quando anche dentro di noi esisteva un celeste e sereno amore, un amore forte e ardente che al disfacimento di tutti i nostri sogni è sopravvissuto malgrado tutti e tutto. Quanti baci, quante carezze, quanti sogni in quei dì sereni, quanti palpiti ardenti, quanti sospiri. Ed era dolce il sognare, ma la vita ha delle tristi sorprese e la tempesta ha portato via con se in una ridda infernale tutte le nostre speranze, tutti i nostri deliziosi sogni. E’ venuta la guerra, la guerra infame che tutto travolge : i sogni e speranze e giovinezza e amore e gioia. Avessi avuto la gioia di averti vicino non mi sarei sentita tanto infelice, tanto sola. Invece tristemente conduco la mia esistenza senza un sorriso, senza una gioia senza una speranza di un migliore avvenire. Vivere così è triste e scoraggiante e se no fossero quelle creature che mi stanno al fianco, quanto volentieri avrei rinunciato alla vita! Sono scoraggiata, sono vinta e nei miei scoraggiamenti pensando al passato, mi si rende più triste l’avvenire. Lottare per l’esistenza è giusta; ma quando questa lotta è di tutte le ore, di tutti i minuti, quando questa lotta non ti lascia tregua perché diventa sempre più difficile; allora che si può, che si deve fare? Non altro che abbandonarsi alla corrente che ti trascina, che trascino insieme e volontà ed energia; e per quanto tu voglia reagire, questa corrente ti trasporta lontano lontano scoraggita e stanca. E questo è il mio stato d’animo in questo momento. Avrei una matta voglia di piangere di gridare a Dio e agli uomini tutto il mio profondo dolore tutta la mia ribellione, per questa mie sofferenze morali […]. Ma quando finirà questo martirio? Quando finirò di salire il mio Calvario? Nulla mi da affidamento che questa tremenda lotta debba finire presto e perciò mi sento sempre più avvilita sempre più stanca. Riccardo mio nel nostro passato, abbiamo sofferto ma sofferto atrocemente, ma sono a confessarti che vorrei risoffrire quelle passate di sofferenze ma non vorrei trovarmi nemmeno per un minuto nei panni di ora. Dio vuole privare la nostra forza e la nostra pazienza; mi accorgo che malgrado tutto siamo attaccati alla vita per una tenue speranza che ci dice che un giorno potremo ancora avere un poca di tranquillità, se non di felicità, ed è questo grande desiderio, questo grande sogno che fa si che rischiari qualche volta il mio cielo nero. La vita ha delle tristi sorprese e questa guerra è una delle più tremende sorprese che ci ha colpiti nelle parti più vulnerabili: tutto, interessi, libertà, pace, tutto è sparito lontano lontano, nel caos del nulla. Però in mezzo a queste sorprese dolorose, la più dolorosa per me è stata quella di perdere la mia libertà, la poesia dei campi, il cielo azzurro, la tranquillità dell’anima. E’ vero che ho risoluto il problema dell’interesse col chiudermi in questa prigione, ma in minima parte; perché la vita è diventata così cara che quello che si guadagna più il sussidio non basta per vivere. E sicchè uno è sempre senza danaro e il mondo è così pieno di egoismo, che nessuno è buono ad aiutarti a incoraggiarti a proseguire nell’ardua via del dovere che t’incombe. Dopo qualche giorno riprendo la mia lettera e ti do una notizia un po’ triste ed è che Oliviero sta poco bene; l’ho purgato due volte in fila e ancora ha la lingua sporchissima e pare che abbia un poca di febbre; ancora non ho chiamato il medico, perché credevo che la cosa non fosse altro che un imbarazzo di stomaco; ma oggi lo chiamo e voglio sapere che cosa è questa faccenda che è un po’ troppo lunga. Tremo al pensiero che si dovesse mettere una malattia lunga e seria; tu non puoi immaginare in quale stato d’animo mi trovi; è orribile il vivere così sospesi il pensare che senza danaro bisogna lottare contro il male che ci colpisce. Speriamo che le mie paure, i miei tristi pensieri vadano a cadere nel nulla che presto tutto torni in calma e che il mio cuore non tremi più. che vita maledetta! Almeno dopo tanti pensieri, dopo tante angustie, almeno che non ci venisse a mancare la salute l’unico dono che Dio ci aveva dato e che gli uomini vogliono toglierci. Questa febbre io la ritengo causata dal pane cattivo che per diverso tempo ci hanno dato e che ha causato tante malattie intestinali; e, Dio non voglia; ma io credo che Oliviero sia malato di gastricismo. Ma speriamo che Dio non voglia colpirmi con una malattia dacchè vede quanta miseria ho, e che Egli mi aiuti ora e sempre.
Appena saputo ciò che ha, te ne informerò, per ora sono le mie impressioni che io ti scrivo. Dimmi una cosa: Perché non mi dici nulla di che cosa hai fatto per le scarpe della Sig.ra Boschi? Hai reclamato o no? perché non mandi la ricevuta? Essa mi ha detto che ha bisogno delle scarpe e che perciò non ha altra speranza che riavere il suo danaro dal detto reclamo, se no bisogna noi restituirle la somma. Dunque rispondi subito, ti prego o manda la ricevuta di spedizione che proveremo a reclamare da noi giacchè tu non puoi [...]. Sono già diverse volte che ti chiedo questa ricevuta e tu non mi rispondi nemmeno; almeno questa volta fa di rispondere esaurientemente che allora penserò a tutto io, e condurrò le cose in modo che la detta Sig.ra dovrà restare contenta. Abbi pazienza se ti annoio sempre con i miei lagni, ma proprio non ne posso più sono stanca di una vita così trambasciata, così triste. Ti posso assicurare che io sto molto meglio e che speriamo che Dio mi dia sempre la salute. Stelvio e Maria sono due bei toretti, e non mi posso convincere del malessere di Oliviero avendolo sempre veduto forte e bello, fiorente come una primavera. Tu come stai? Ho speranza che anche tu stia bene e sia bravo e contento in mezzo ai tuoi compagni. Appena pronti i tuoi certificati, mi affretterò a spedire. Scrivi qualche volta e sostieni l’animo mio stanco con la forza dei tuoi consigli del tuo pensiero. Ti baciano e salutano i figli e i miei pensieri a te che sei l’unico pensiero che allieta la mia vita.
Tua Emma.