La batteria Radaelli

Ercole Vari racconta aeroplani, bombardamenti a Cavallino (VE) il 27 maggio 1915

Il telegrafista Ercole Vari è a Venezia e scopre di dover prendere servizio presso la Batteria Radaelli, costruita a Cavallino da pochi anni per difendere la città lagunare e i dintorni da eventuali attacchi via mare.

Perché sono stanco mi sono buttato sopra il pagliericcio completamente vestito ed ho dormito placidamente. Non esiste sveglia. Il Capitano Ingami, della 1° Compagnia ci ha fatto passare una rivista per vedere ciò che manca. Poi ci ha chiamati uno per uno ed ha voluto sapere quali erano le nostre forze in Telegrafia Telefonia ed Ottica, la nostra nascita, studi fatti e la classifica da Telegrafisti. Ci ha fatto brevi ed opportuni avvertimenti, parlando gentilmente ed amorosamente da vero superiore affezionato ai suoi dipendenti.

Alle 2 c’è libera uscita. Dopo girata la vasta ed imponente piazza S. Marco ed osservata internamente la grandiosa Basilica, vero monumento del fior fiore dell’arte antica, della quale Venezia va superba e gode perché con Roma e Firenze forma la gloria artistica d’Italia, dopo girato privo di orizzonte varie vie popolatissime e fiancheggiate da sontuosi e ricchi negozi d’ogni genere in compagnia di vari miei amici, ho preso il Vaporetto che conduce a S. Elisabetta di Lido per trovarvi Remo Lombardi del 2° Artiglieria, amico di Pietro Allegrini.
Con soli cent. 30 ho acquistato un biglietto andata/ritorno. La gita è abbastanza lunga. Si toccano varie isolette. Arrivato a terra, bisogna fare un bel tratto di strada circondata di ombre folti, di ville signorili e maggior parte in istile bizzarro ed a grandi campi di fiori da serra. Si arriva al grandioso albergo Excelsior e fa un non so che di rammarico perché tutto deserto non un bagnante perché è vietato il bagno per via delle mine subacquee. Non un individuo che mira stupito le azzurre acque del mare, solo cabine…vuote. E la mia immaginazione mi porta all’anno dietro quando quasi milionari con le loro famiglie dopo il bagno sedevamo beati davanti al dolce quadro del mare, alla salubre spiaggia, solevamo imbandire i sontuosi banchetti.

Vedo tra il folto di un rosaio due individui; una coppia beata di fidanzati che si giurano amore perenne mentre il cielo ed il mare fanno testi al solenne giuramento che congiunge due persone che fonde due vite in una sola. Abiti di vario colore, moda della più sontuosa città Francese, lingue di tutti i paesi d’Europa. Ora più nulla. Essi forse malaticci resteranno in un romito angolo di nazione lontana e forse molti di essi, molti giovani forti e robusti sono lontani a battersi e le donne scapigliate e con gli occhi bagnati di tristi lacrime piangono i loro mariti esposti al piombo micidiale. Nulla oggi; solo vari forti popolati di Artiglieri abbronzati. Ho osservato lontano lontano, appena visibili due nostre navi, padrone del vasto mare e sopra esse due aeroplani, vigili guardiani, che a guisa di falco fanno la ruota onde nessuno possa avvicinarsi con mano sacrilega la nostra bella città dei sogni. E’ uno spettacolo magnifico, un quadro eccezionale. Accostata una donna in gramaglie ci racconta in suo dialetto il panico per gli aeroplani dei giorni passati e con pianto in gola ci dice che ha ben 4 figli ai confini, in 1a di fuoco e che da circa un mese non riceve notizia alcuna. Eppure io sono tanto allegro! Mi reputo senza animo e mi rattristo alquanto mentre mi accingo a confortare la misera donna.
Sempre in vaporetto ho fatto ritorno a Venezia contentissimo perché mi sono divertito immensamente. L’ora della ritirata era vicina e con rammarico mi sono ritirato in caserma. Appoggiato alla finestra a contemplare il vasto mare e la passeggiata continua di vaghe fanciulle, nonché le barche signorili e peschereccie, e quasi stanco, appagato mi sono spogliato addormentandomi placidamente.

…E già forse ero trascinato al dolce mondo dei sogni quand’ecco un formidabile colpo mi ha destato. Una bomba caduta a qualche 50 m. dalla caserma. E come mi son destato io così tutti gli altri. In tutti ha suscitato grandissimo panico. Un urlio quasi unanime, tentando di uscire dalla caserma tutti; poi più nulla; anzi allegri si affollavano le finestre per vedere l’aeroplano che aveva lanciate le bombe. Io non ho avuto nessuna paura, un po’ di impressione appena destatomi di soprassalto; e mentre tutti si affrettavano ad uscire impavido, come se nulla fosse accaduto sono restato al pagliericcio. Intanto da ogni parte colpi di mitragliatrici, di fucili, di cannoni contro l’aeroplano echeggiavano da ogni parte di Venezia, mentre l’aeroplano seguitava a buttare bombe sui punti più gelosi della città, come sull’Arsenale la Chiesa di S. Marco il Gassometro ed anche sulla nostra caserma. Vicino alla caserma la bomba è caduta a 50 m. sollevando una formidabile colonna di acqua di almeno 29 m. Intorno all’Arsenale sono state abbattute varie case e ridotte ad un mucchio di macerie. Vi sono state ben 4 vittime tra le quali un maresciallo di Marina. Le bombe erano incendiarie: difatti dopo lo scoppio emanavano un nauseante puzzo di petrolio. Da molte case di Venezia si vedevano delle segnalazioni pei nemici. Una confusione babelica; un panico generale nella città. Sono state arrestate varie spie. Questo è successo verso le 10,30. Alle 11 si è rinnovato. Ecco nuovamente l’aeroplano non contento dell’opera di distruzione a buttar altre bombe. L’aeroplano tedesco per dare ai nostri un bersaglio falso ha lanciato in aria un palloncino acceso colorato, che lo trasportava leggermente il vento, mentre inosservato l’aeroplano non soggetto ai colpi seguitava l’opera micidiale.

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