Spinti nei campi di concentramento
Amario Vitale racconta ritirata, morti a Conegliano (TV) il 29 ottobre 1917
Il treno partì ed il suo traballante rumore m’invitò al riposo: a dormire. E dormii in una posizione in altri tempi invidiabile. In quel momento non avevo più il sentimento di essere uomo, lo dimostra il fatto che pur stando io sdraiato di traverso, quasi di prepotenza, completamente su gonne, gambe e seni di pur vaghe friulane, che quiete e gentili, tutto si lasciavano fare, me ne dormivo impassibile, placido. Cupido e Venere, dei che non si lasciano pregare per intervenire sempre e ovunque nell’atmosfera radiosa della gioventù, anche essi tradivano la nostra causa in aiuto del nemico!
Ma il mio sonno fu bruscamente interrotto a Conegliano. In questa stazione, nella breve fermata dovevano discendere tutti i militari, tutte le persone che indossavano indumento grigio verde. I comandanti di stazione con rivoltelle alla mano tutto potevano ottenere minacciando, facendo fuoco, spunzecchiando con le baionette dei benemeriti della Reale Arma. Chi osava fare resistenza o discussioni veniva trascinato giù di prepotenza e trattato come un cencio qualunque ; ad un soldato che aveva osato inveire contro un vigile, gli fu fracassato il cervello con un colpo di rivoltella da un colonnello sopragiunto. Bei modi!!!
Ad ogni arrivo di treni tutti i militari che raccoglievano (così come si raccoglie il grano con la falce) , senza distinzione di arma, grado o classe, venivano circondati da carabinieri e, come branchi di pecore, col bastone e le minacce, venivano spinti ai campi di concentramento . In uno di questi fui cacciato anch’io; però riuscii presto a liberarmi presentando un permesso con i timbri del Comando Supremo e che per pura combinazione tenevo ancora nel portafogli.