"Cuoco, per mia fortuna"

Felice Modena racconta fortuna e sfortuna, vita in trincea, ritirata a Oppachiasella (Opatje selo), Slovenia il

Dopo un periodo provvisorio al Buffet della Stazione di Milano in attesa del passaporto e del necessario per recarmi in Germania a Bad Kreuznach. Con l’aiuto di un segretario tedesco conosciuto in Francia venni assunto come commis di ristorante all’Fiotei Kurhaus casa di recente costruzione questo e per la mia ignoranza della lingua e anche per la poca esperienza a detto servizio, assai difficile, non potetti rimanere e passai all’Hotel Brauenhof  casa tipo “table d’hote” e lì rimasi fino alla fine dell’estate quindi passai a Pirmasens Vestfalia, dipoi a Treviri indi a Wiesbaden di poi a Stoccarda. Qui mi sorprese la guerra del 1914. Essendo in quel tempo ormai sui diciannove anni vedevo il pericolo che se anche l’Italia fosse entrata nel conflitto avrei dovuto a mia volta essere richiamato in patria, così pensai di portarmi in Isvizzera a Righi Calt-Bad, indi a Lucerna all'Hotel Steiserhof, ma ormai tutti si rifugiavano in Isvizzera così che un ordine di rimpatrio ci obbligava a rientrare in patria, così tomai a casa .

Non essendo ancora la mia classe richiamata andai a Santa Margherita Ligure all’Hotel Strand, dove rimasi fino al maggio 1915 allorché avendo anche l’Italia dichiarato guerra e di conseguenza decretato la mobilitazione generale anch’io dovetti seguire la sorte della mia classe per quanto con qualche mese di ritardo dato avevo mio fratello Gino già alle armi.
Primo luogo di chiamata fu Firenze al 9° Artiglieria in seguito passai a Spezia aggregato al 2° Fortezza; era un fatto un po’ curioso data la mia corporatura essere un artigliere da fortezza, ad ogni modo essendo questo corpo assai privilegiato per la sua mole di tiro, questa è stata una grande fortuna. Dopo circa 6 mesi di istruzione andammo al fronte e precisamente sul Monte Coglians sopra l’Isonzo. Qui ebbi un’altra fortuna, di passare cuoco al Comando di Gruppo dove rimasi quasi per tutto il tempo del conflitto pur cambiando continuamente zona. Fui a Oppachiesella sul Carso, in Val Lagarina , Brentonico ed in seguito alla ritirata di Caporetto sul Piave a Fossalto. Qui è bene che noti un fatto per il quale devo pensare che la mia buona stella mi aiutò. Dopo aver peregrinato per circa 6 o 7 giorni dal Carso a Mestre, ritrovai se pur ridotto nei minimi termini il Comando a cui appartenevo cosicché evitando di dover essere incorporato come ben si faceva per gli sbandati in un plotone di fanteria e rispedito sul Piave per far fronte all’invasione che qui si prospettava, prendevo così di nuovo il mio posto in cucina e lì rimanemmo con qualche modifica di fronte durante la famosa offensiva del maggio 17 sino all’ottobre, data della completa disfatta austriaca e della richiesta di armistizio.

Non potendo noi seguire più l’avanzata delle nostre truppe colle quali avevamo perso ogni collegamento, solo dopo 6 o 7 giorni fummo spediti a Villach, indi a Glachenfurt [Klagenfurt NdC], Austria, per proteggere questo Paese dall’invasione degli Jugoslavi che volevano occupare la Carinzia. In attesa di congedo fummo inviati a Tarcento, Carnia e qui l’attesa si prolungò più di quanto si pensava, dato l’affare di Fiume pel quale sospesero tutti i congedi; di lì passammo a Bondeno (Modena), e qui ci sorprese il sospirato congedo anno 1919.

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