Comandare ai più anziani

Colbricon

Sisto Monti Buzzetti racconta vita in trincea a Colbricon (TN), dintorni il 25 settembre 1916

Lettera del 25 settembre 1916.

Vi annuncio pertanto che è giunto un tenente in compagnia il quale ha assunto il comando e così io mi sono potuto liberare da questa enorme responsabilità. Poiché se lo strapazzo fisico è forse minore di quello di Com. di plotone, la responsabilità è così grossa che le mie povere spalle di giovane imberbe mal la sopportano. Alcuni mesi fa prima che andassi all’ospedale il mio capitano, sapendo che non avevo compiuto i 20 anni mi disse:” Come? lei non è ancora responsabile delle proprie azioni ed il Governo l’ha fatto responsabile di quelle degli altri?” Se mi avesse veduto adesso, cosa mi avrebbe detto? E poi c’è anche la scocciatura di dover comandare a della gente più vecchia di me, poiché, quantunque sia stato il più anziano in servizio sono sempre il più giovane degli ufficiali della compagnia. È vero che al plotone tutti i miei soldati sono più vecchi di me ed hanno moglie e figli e forse possono farmi da padre, ma almeno non sono miei colleghi. Quando sono costretto a dire a questi altri ufficiali che, quantunque aspiranti, posso considerare miei colleghi: “Fa questo; fa quest’altro” e prendere con loro un tono autoritario, se poi penso che sono più vecchi di me, che quindi hanno più esperienza di me, che forse si sentiranno umiliati ad essere comandati da uno di si giovane età, vorrei abbandonare tutti e ritornare soldato. Meno male che è venuto qualcuno a liberarmi da queste cose non belle! Stasera me la sono passata molto allegramente con uno di questi miei colleghi, un giornalista napoletano, il quale con la massima serietà diceva che presto si sarebbe imboscato e imboscatosi lui, avrebbe imboscato anche me. Lo diceva con tutta serietà che non ho potuto fare a meno dal ridere...

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