Una guerra stanca di esistere

Colbricon

Sisto Monti Buzzetti racconta vita in trincea a Colbricon (TN) il 27 agosto 1916

Dopo un lungo periodo passato in ospedale e in convalescenza per una parotite Sisto Monti Buzzetti, nominato sottotenente, torna al reggimento. Il 60°, insieme all’altro reggimento della brigata, il 59°, è schierato nella zona del Colbricon. Quando scrive questa lettera, il 27 agosto 1916, sono da poco terminati i combattimenti del 23, 24 e 25.

Lettera del 27 agosto 1916 
Miei cari, oggi ho ricevuto alcune vostre lettere delle quali certe scritte di recente, certe invece molto arretrate; ce ne era una perfino del mese scorso, proprio del ventisette luglio; anzi anzi ha fatto presto a venire. Vi ringrazio caldamente del pensiero che avete avuto di mandarmi carta e francobollo per scrivervi: anche io desideravo molto di potervi scrivere un letterone e dirvi tante cose. Dunque comincio dalle spiegazioni circa la località in cui mi trovo. Vi aveveo già detto che il mio regg.to si trovava a S.P. (nota - San Pellegrino). Difatti io l’avevo lasciato in quei paraggi. Ma durante le azioni si è spostato ed ora si trova a Col Bricon. Stiamo benissimo. Come già vi ho detto ci troviamo in mezzo a boschi grandiosi in cui abbonda la cacciagione grossa e piccola specialmente in fondo alla valle (Val Travignolo). Qua dopo le ultime azioni ancora non si è ristabilita la calma e si continua sempre ad avere scaramucce e piccoli combattimenti. Il nemico a quanto sembra non è molto fornito di artiglieria e non si hanno quindi i formidabili bombardamenti che si avevano a Col di Lana. Però la fucileria come l’ho intesa da queste parti non l’avevo ancora sentita mai. Quando incomincia è qualche cosa di spaventoso; forse è resa anche più terribile dal fatto che il nemico, più selvaggio dei selvaggi africani, fa ampio uso di pallottole esplosive, il rumore delle quali. unendosi a quello dei fucili, lo raddoppia. Però generalmente, come suol dirsi, molto fumo e niente arrosto, cioè gran cagnara e poco effetto. La mia salute è sempre buona, anzi ottima, così spero di tutti voi. Vi scriverò a lungo quando andremo a riposo poiché si spera che qualche altra brigata ci venga a dare il cambio. Allora vi manderò anche qualche fotografia in cui mi vedrete da vero guerriero con tutta la mia aria marziale. Non vi spaventate di tutta la mia terribilità (sic!) del mio aspetto perché quello è l’aspetto che assumo davanti al nemico e non davanti agli amici. Giorni addietro ho incontrato Cimignoli; ma Briziotto non l’ho più visto; non ho avuto occasione di incontrarmi con la sua compagnia. Ieri ho scritto a Peppe; di lui è già molto tempo che non ricevo notizie se non attraverso alle vostre lettere. Spero che presto mi risponderà se non è eccessivamente occupato come io suppongo. Di Getulio cosa ne è? Desidererei vivamente sue notizie. Mentre vi scrivo Cecchin si diverte con il suo solito ta-pum. Qualche pallottola fischia alta e va a morire sfrascando giù lontano nel bosco. Ha l’aria di un essere stanco che dà gli ultimi guizzi deboli della propria vitalità. Sembra l’ultima propaggine di una guerra combattuta con furia che lentamente cessa perché è stanca di esistere. Forse fra poco ci sveglierà il fragore intenso della fucileria del nemico che teme le nostre baionette e scarica pazzamente le proprie armi. Quassù così è la guerra...

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