"Sono l'unico ufficiale rimasto vivo"

Col di Lana

Sisto Monti Buzzetti racconta combattimenti, morti, vita in trincea, fortuna e sfortuna a Col di Lana (BL), dintorni il aprile 1916

Andato a riposo dopo i combattimenti Monti Buzzetti trova la calma per raccontare quello che può dei giorni della battaglia. E del suo nuovo ruolo di comandante di compagnia

Lettera del 28 aprile 1916. zona di guerra
Miei cari, ieri non vi ho potuto scrivere a lungo perché, come vi dissi, per un improvviso ordine di partenza dovetti sospendere la lettera. Oggi ho ricevuto due vostre, quelle del 24 e del 25. Comprendo la grande vostra agitazione, ma spero che ora vi siate tutti calmati. Io non ho preso parte alla famosa conquista di Cima Lana tanto decantata sui giornali. Quella notte io mi trovavo ai piedi del colle, in attesa degli ordini. Del resto, dopo essere brillata così splendidamente la mina, l’impresa fu quasi un divertimento per le truppe che vi presero parte. Ben altro fu il compito nostro. Io faccio parte di quelle truppe di cui il bollettino diceva che avanzavano oltre il Col di Lana. Noi non avevamo le mine che aprissero il passo, ma solo cannoni; ed i cannoni fanno quello che possono fare. Insomma, partiti da A... la domenica delle Palme, giunti nelle posizioni la sera del martedì santo, rimanemmo due notti di vedetta fra la tormenta; la sera del giovedì santo alle 10 circa iniziammo l’attacco. Giunto sotto la trincea nemica dovetti rimanere immerso nella neve fino al mattino alle sette circa, quando giunto il momento opportuno balzammo nella trincea nemica. La compagnia mia è stata, miei cari, la più duramente provata. Degli ufficiali solo io sono superstite; gli altri uno morto e tre feriti. A me, miei cari, (e ringrazio di cuore il Signore) mi ha salvato la baionetta la quale pur rompendosi, trattenne la pallottola che mi avrebbe spezzato il femore sinistro. Come se ciò non fosse stato bastante, la tormenta continuava ad imperversare. E la neve si accumulava in gran quantità di modo che la mattina di Pasqua una valanga staccatasi dalla cima del colle ci seppellisce: dopo tre o quattro ore di lavoro sia da parte nostra che da quelli che erano accorsi a salvarci, potemmo ritornare alla luce. Il lunedì sera scendemmo a riposo. Ora stiamo molto indietro. Vi ho narrato tutto questo perché ne avete mostrato desiderio. Però non ve ne dovete spaventare: sono i casi della guerra. Del resto io nutro buone speranze. Ora sono rimasto comandante di compagnia ed ho molto da fare. Oggi mi sono giunti altri uomini per rimpiazzare i vuoti. Ve lo figurate il vostro scapestrato, comandante di compagnia? Ma quassù si diventa seri però. Sono diventato tanto serio che ho messo cinque dita di grinta; ma appena torno la butto giù se no vi metto paura. Ciao, statemi benone ed allegri e non pensate alle fandonie perché noi si sta sempre bene... se... non si sta male...

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