"...non è più tempo di rimaner lì"
Battaglia dell'Ortigara
Giuseppe Tiburni racconta bombardamenti, combattimenti, vita in trincea a Val Coalba (TN) il 25 giugno 1917
25 giugno. La notte verso le 2 si comincia a sentire un fortissimo bombardamento in direzione del Passo dell'Agnello, poi vediamo cominciare il bombardamento anche sul Palla Bianca che sta subito sopra a noi. Ci danno ordine di tenersi pronti e tutti gli uomini disponibili li mettono in trincea temendo un attacco degli austriaci. Infatti il bombardamento si estende per tutta la linea della Val Sugana, da quota 1022 fino a Grigno.
Qui dove siamo noi comincia a venire giù cannonate, bombarde e bombe a mano, poi gli austriaci aprono un fitto fuoco di fucileria e mitragliatrici. Anche la nostra artiglieria apre il fuoco su tutto il fronte e i cannoni e le mitragliatrici nostre che sono piazzati sui roccioni di Rio Marco battono la trincea austriaca di quota1022, in modo da impedire agli austriaci di venire avanti.
Il posto di vedetta dove siamo io e un altro è battuto continuamente da una mitragliatrice austriaca, noi stiamo riparati dietro il parapetto e sentiamo le pallottole infilarsi nei sacchetti. Ad un tratto i sacchetti di terra sbranati dalle pallottole franano e noi si resta quasi allo scoperto, ci sentiamo fischiare le pallottole sopra alla testa, allora io dico al mio compagno che non è più tempo di rimaner lì, ci buttiamo per terra a carponi e andiamo a nasconderci dietro un masso distante una decina di metri. La mattina sul far del giorno cessa l'attacco ma ogni tanto gli austriaci tirano ancora qualche bombarda.
Noi ritorniamo al posto di vedetta e troviamo tutti i sacchetti buttati all'aria e tutto seminato di pallottole. Alle 5 il tenente (che fino ad allora era rimasto al sicuro in galleria) viene a passare l'ispezione, quando è una cinquantina di metri distante da noi casca una bombarda e gli scoppia vicina, lo vediamo andare per terra, noi credendo che fosse ferito andiamo a raccoglierlo ma vediamo che è soltanto svenuto. Lo prendiamo e lo portiamo giù nella sua baracchetta e dopo mezz'ora non ha più nulla.