"Fossa di carne umana"

Seconda battaglia dell'Isonzo

Giuseppe Rondoni racconta bombardamenti, fortuna e sfortuna, morti, feriti a Moraro (GO) il 18 luglio 1915

Il fuoco delle artiglierie segna l’inizio della Seconda battaglia dell’Isonzo

Si diceva fin dal 14 che il giorno 17 avrebbe dovuto esserci stata una grande azione d’artiglieria, invece non fu il 17 ma il 18 giorno di festa. Alle 3 fu fatto sveglia, e dopo tutto pronto, verso le 5 si incominciò il fuoco, e si tirò un’immensità di colpi fino alle 5 della sera. Già dalle 11 il nemico aveva incominciato a risponderci, ma con colpi poco aggiustati, e noi eravamo tutti contenti nella convinzione che non ci avrebbe ritrovati perché avevamo spostato la batteria di qualche centinaia di metri a destra. Alle 3 però quei colpi che alla mattina erano alquanto distanti dalla batteria incominciarono ad avvicinarsi. Io stavo alla 2a sezione che distava dalla 1a di 2 o 300 metri, ed i colpi cascavano in prossimità della 1a un po’ indietro, anzi, uno di essi andò a cascare in paese facendo crollare un’altra casa.

Avevamo già contato 9 colpi, e si diceva che non ne avrebbero tirati più, perché si sa che con quel 305 tirano nove o dieci colpi e poi tacciono, e noi eravamo tutti contenti perché nessuno ci aveva colpito, ma non si sapeva cosa succedeva della 1a sezione. Effettivamente fino a quel  9° colpo nemmeno loro potevano lagnarsi perché soltanto due o tre gliene erano cascati vicino facendogli nessun male, ma era il 10° che avrebbe dovuto fare il disastro. Infatti noi si sente arrivarne un altro e scoppiare sempre indietro, ed eravamo convinti che anche quello non avesse fatto nulla di male, ma purtroppo non doveva essere così. Intanto che si seguitava a far fuoco a volontà, arriva tutto trafelato un servente, l’unico superstite del 1° pezzo gridando: li hanno ammazzato tutti i serventi, ed anche il Tenente!... E’ da immaginare quale impressione ci fece quella brutta nuova capitataci così improvvisamente, mentre noi eravamo quasi in piena allegria per l’insuccesso del tiro nemico.

Era proprio vero che avevano ammazzato tutti i serventi. Soltanto quello lì si era salvato perché invece di correre in trincea si era riparato sotto il cannone. La granata era andata a colpire proprio sopra alla trincea dove tutti correvano a ripararsi quando la sentivano ad arrivare, e fece di quella trincea che era piena di dodici giovani pieni di vigore e forza, una fossa di carne umana senza più alcuna forma. Mi basterà ricordare che nessuno di quei dodici fu possibile riconoscere.

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