"Altro che guerra, sembra una festa"

Giuseppe Rondoni racconta svago, amicizia a Cividale del Friuli (UD) il 6 giugno 1915

Erano circa le 7 del mattino (domenica 6) quando si sentì il rumore faticoso di un’automobile che viene verso di noi. A sentire una automobile venire fin lassù noi ci si preparava sempre a ricevere nuove, cattive o buone che siano state. Montava l’automobile un Tenente-Generale e due altri ufficiali di grado inferiore. Cose nuove c’erano infatti, perché bisognava far subito sì che la batteria fosse pronta per partire a mezzo-giorno per Cormons, così dicevano loro per non farci sapere effettivamente dove ci avrebbero mandato. Ci incomincia il lavoro che non è mai poco quando si deve preparare una batteria per un viaggio, intanto che si aspetta di mangiare quel poco di brodo che arriva verso le 9. alle 10 giungono gli uomini della compagnia di Cividale, e assieme a loro i cavalli del 4° Regg.to Compagnia che dovevano trainare i cannoni. A mezzogiorno circa si parte sotto un sole bruciante, e giù per la discesa del monte con un polverone, sollevato dai cannoni, che non permetteva nemmeno di respirare. Alle 3 pomeridiane si arriva a Cividale e qui breve pausa; approfitto di questo po’ di tempo per andare a salutare quelle due o tre famiglie con le quali avevo fatto amicizia nel tempo che fui là, e per quanto cercassi di sbrigarmi perdei abbastanza tempo, perché quando arrivai sul punto dove avevo lasciato i cannoni non ce li trovai più, così che dovei allungare alquanto il passo per arrivarli. Li raggiunsi fuori del paese dove erano fermati per togliere le rotaie a cingoli. Così, fra quel breve riposo, e fra il tempo necessario per levare le rotaie a cingoli, si ripartì da Cividale che incominciava a fare oscuro. Si camminò per diverso tempo senza avere inconvenienti, anzi tutti noi eravamo così allegri che stando a cavalcioni sui cannoni, e camminando si cantava, e si schiamazzava come se invece di andare alla guerra si dovesse andare ad una festa. Tutti gli abitanti di quei paesetti, che si incontrava lungo la via, attratti dal rumore dei cannoni e dal nostro schiamazzare, sortivano dalle porte, e si affacciavano dalle finestre guardandoci stranamente, chi sa cosa pensavano di noi.

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