Gli arruolati di Harbin
Legione Redenta
Giuseppe Orobello racconta a Harbin, Cina il ottobre 1918
Il Corpo di spedizione italiano in Estremo Oriente è in viaggio verso la Siberia.
Caricato il nostro materiale sul treno russo, siamo partiti e il giorno 18 ottobre, siamo arrivati nella città di Harbin in Manciuria.
Durante il tempo che siamo stati in Cina, da diversi concentramenti molti soldati redenti avevano messo la firma di arruolarsi sotto l’esercito Italiano.
Si arruolarono, e così si formò un numero di 1500.
Partiti dalla Cina tre giorno dopo di noi, il 21 di ottobre anche loro vennero a raggiungerci in quella città.
La abbiamo trovato molti soldati pronti per partire per la Siberia di lì a 4 giorni siamo partiti.
In quella città vi erano tutti soldati di molte nazionalità. Vi erano francesi, russi, czeco-slovacchi, giapponesi, cinesi, serbi, americani, inglesi.
Il giorno 28 ottobre il nostro comandante il corpo di spedizione volle passare in rivista la truppa.
In una grande piazza, accorse molta popolazione delle diverse nazionalità per assistere a quella visita, mentre lungo il corso che conduce nella piazza, le bandiere alleate Europee, e quelle dell’Oriente sventolavano assieme.
Al suono della nostra musica, abbia sfilato in parata.
Quella città sebbene aveva anch’essa sofferto per la rivoluzione, trovandosi quasi al confine, era molto ricca di commercio – e si vedeva quella stazione ferroviaria ingombra di centinaia di vagoni in arrivo e in partenza, mentre le locomotive non finivano mai di fischiare.
Il freddo ormai cominciava a farsi sentire, e sebbene in autunno poteva paragonarsi alle più rigide giornate dell’Italia.
Ogni vagone fu fornito di una stufa di ghisa a forma cilindrica posta nel mezzo del vagone; aveva il diametro di 50 centimetri, alta un metro, funzionava a legna e a carbone.
Non bisognava che si spendessero soldi per comprare la legna o il carbone, stantocchè le stazioni della Russia son sempre provviste onde poter rifornire i treni che passano (-tutto a spese delle ferrovie-)
Per dare un’idea della vita cattiva che abbiamo menato in quei treni descrivo semplicemente, il modo come vivevamo 24 persone in un carro bestiame. A prima vista, chiunque dirà come abbiamo detto noi, “dobbiamo morire sui vagoni”
Non siamo morti, ma abbiamo sofferto abbastanza.