Italiani e “irredenti” insieme a Qinhuangdao

Legione Redenta

Giuseppe Orobello racconta a Qinhuangdao, Cina il 28 agosto 1918

Sono trascorsi oltre 40 giorni dalla partenza da Napoli, la traversata oceanica del Corpo di spedizione italiano in Estremo Oriente è appena terminata.

A distanza di una diecina di km dalla costa ci siamo fermati diverse ore aspettando delle informazioni.
Dopo due ore, siamo ripartiti pian piano, e a distanza di 6 km dal punto di sbarco ci siamo fermati.

Si guardava tutti in avanti con dei binocoli, e si vedevano due sole navi ancorate, e si poteva vedere essere un piccolo porto.
Una piccola lancia, buttando il fumo come una pipata, mentre il venticello lo portava indietro, lasciava traccia del suo cammino.

Qual fu la nostra contentezza, quando potemmo scorgere su di essa una piccola striscia di seta che comprendeva i tre colori bianco rosso e verde.
Fu un grido di gioia per tutti, giacché erano passati 40 giorni che non avevamo incontrato nessun simbolo Italiano.

Avvicinandosi a noi, abbiamo visto nella lancia 4 marinai Italiani ed un capitano di marina, che ritto sulla lancia, a distanza di 100 metri portò la mano alla visiera del berretto salutando il piroscafo e gli ufficiali a bordo.
L’ufficiale comandante la “R. N. Sebastiano Caboto” di residenza non costante in quel porto, perché si recava a Wladivostok e ad altri porti, saliva a bordo del nostro piroscafo, mentre questi incominciava a camminare.

Fin dal 1900, quando le rivoluzioni mandarono tutti gli europei dalla Cina, le nazioni Europee per difendere i propri cittadini, ebbero a mandare contingenti di truppa.
Fu del accordo, che le nazioni Europee nel 901 vinsero nelle loro richieste, ed ottennero molte concessioni nella Cina.

Attorno alla città di Tien-tsin, furono designate le concessioni agli stati europei od in altri porti lo stesso_
Ogni nazione ha fatto ricche le proprie concessioni per il commercio.

Sulla costa cinese venne fatto un piccolo porto per le nazioni che combatterono in Cina, e siccome vi era molta spiaggia, costruirono una banchina della lunghezza di un km bastevole per ancorare tre piroscafi e largo per alcuni binari ove può recarsi una ferrovia.
Dal piroscafo facendo la dovuta manovra per approdare abbiamo visto dei soldati armati sulla banchina.

Erano le 14 ed il piroscafo approdava, mentre noi eravamo disposti in ordine sul ponte di 1° classe.
Uno squillo di tromba dalla banchina, s’incontrò con quello del nostro piroscafo.

I marinari della R. N. sugli attenti, 50 volontari redenti presentarono le armi e al grido del nostro comandante s’inneggiò tre volte al Re d’Italia.
Siamo stati messi in libertà sino alla sera, e scesi a terra ci siamo scambiati delle strette di mano con quei prodi marinai che per 6 anni si trovavano distanti dalle famiglie.
Domandando ai soldati armati abbiamo saputo essere italiani redenti che soldati sotto l’esercito austriaco erano stati fatti prigionieri dai russi; o la maggior parte disertori.

Una missione militare italiana raccoglieva questi redenti prigionieri Italiani.
Gran parte venivano mandati in Italia ed alcuni prestarono giuramento d’arruolarsi sotto l’esercito Italiano.
L’indomani il comandante del piroscafo invitò molti soldati a pranzo sulla sua nave.

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