Asiago! Attraverso tortuosi camminamenti tagliati profondamente nella terra rossa vi si giunge quasi d’improvviso. Io ho percorso in parte la strada che la allaccia con Canove e si svolge parallelamente alla ferrovia. È spaventoso. Una città cancellata dal mondo così come si fa sulla nostra carta con frego di lapis. Qualche muro ritto qui, là travi carbonizzati, pavimenti sfondati. Via Mazzini, Via Trento-Trieste, la stazione, il Duomo: dei cadaveri. Eppure attraverso le rovine, la città ha ancora degli angoli civettuoli e presso la stazione dei vialetti di acacia tra le villette coi tetti rossi sono ancora lì ad attirare il chiasso dei bambini e gli oblii di una coppia. Ah, Italia mia immortale! Le case, gli edifici sono oltraggiati senza tregua, senza misura. Ogni stanza è violata, ogni angolo più remoto serba il ricordo di un vandalismo. La stazione dei RR.CC è sossopra e dagli armadi sgangherati scappano fuori carte a josa e libracci polverosi. Li apro: persone de arrestare: data 1894.
Alcune case più eleganti ed intatte quasi per miracolo hanno l’uscio sprangato. Ma nella parte presso il Duomo le case si guardano in faccia l’un l’altra dalle loro finestre vuote e senza imposte mentre il vento entra libero dai tetti abbattuti e carbonizzati. È un pianto. Sulla scalinata grande del Duomo l’erba è cresciuta altissima e sembra un fraticello inclinato geometricamente. Il campanile ha avuto un grande scapaccione che ha buttato giù mezza parete in cima, sicché ora la campana, crollata già a mezzo, si adagia pigramente fra macerie senza più alcun riparo sul capo. Un fotografo ha tutta la sua casa piena, letteralmente tappezzata di carta, cartoni, fotografie e lastre. Si cammina e sotto il piede a decine scricchiolano le lastre gettate all’aria e nascoste da cento stracci. È una disgrazia veramente grande per questo pover’uomo. Ho preso a caso una lastra in mano. È una bella giovinetta che poggia il braccio ad una colonnina ed ha in mano un piccolo mazzo di fiori. Essa mi guarda impassibile dal suo volto nero come quello della Madonna di Loreto e impercettibilmente sorride. Ecco uno strano sorriso che non si è ancora spento sotto l’onda della conquista brutale e che pur testimone di tanta ingiustizia sembra non serbarne in se traccia veruna. Calpestata dalle scarpe ferrate dei soldati avversi ella conserva in se una serenità evidente quasi misteriosa. Ho preso con me la lastra e l’ho unita ai miei ricordi di guerra.