Evviva la libertà
armistizio
Costa (Mario) racconta armistizio, prigionia a Germersheim, Germania il 21 novembre 1918
Il Caporale Costa, dopo la lunga detenzione nei campi di prigionia tedeschi, nel novembre del 1918 vede finalmente arrivare la fine della guerra e con essa la propria liberazione.
novembre
21
Il Maggiore comandante del campo fa riunire in quadrato i russi da una parte e gli italiani dall'altra e comunica che gli alleati marciano già verso il Palatinato, che noi non verremmo rimpatriati dalla Germania, bensì resteremo in mano degli americani che occuperanno questa zona. Porge il suo saluto a tutti e l'augurio di considerarci per l'avvenire fratelli ed amici nella pace e nel lavoro, di mantenerci sempre disciplinati, come fin'ora di non darsi alla fuga poiché ci metteremo a rischio di correre qualche pericolo e si commiata dicendoci che oramai non siamo più considerati prigionieri, che lui e tutto il comando se ne va e lascia a nostra disposizione campo, uffici, cucina, tutto insomma affinché possiamo amministrarci da noi stessi per questi ultimi pochi giorni. Al campo resta la guardia, ma si può dire per pura formalità. Moltissimi varchi sono aperti al reticolato di recinto al campo e i prigionieri vanno e vengono quasi a loro agio. Esco io pure da un varco del recinto, assieme ad un amico e visitiamo Germersheim. Un aiutante di battaglia degli Alpini assume il comando dei prigionieri italiani.
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Giorno solenne e storico per i prigionieri italiani residenti al campo. Alle undici circa del mattino entra un gruppo di ufficiali francesi comandati da un capitano che viene presentato ai prigionieri disposti in quadrato, dall’ex comandante del campo il Maggiore tedesco. Si intrattengono qualche minuto dai prigionieri Russi poi si passa alla presentazione dei prigionieri Italiani. Vennero accolti al grido di viva la Francia, viva l’intesa e da parte loro gli ufficiali si mostrarono soddisfatti e di ricambio gridano evviva l’Italia. Indi passano alla rivista del campo intrattenendosi cordialmente coi prigionieri. Bella giornata della mia redenzione! Avvisano che prenderanno effettivamente il comando il 27 nov. Da questo giorno saremo definitivamente liberati dal giogo tedesco e terminerà il periodo triste di schiavitù e prigionia.
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I Russi abbandonano il campo e vengono internati in Ger- mania. Io ed alcuni compagni che conoscono la lingua francese veniamo presentati ai Sigg. ufficiali che assieme all’aiutante italiano stabiliscono le norme per un buon avviamento ed amministrazione del campo. Germersheim è quasi diventata città cosmopolita, passeggiano in largo numero italiani, francesi, russi, inglesi, americani e tedeschi e austriaci di transito di ritorno dal fronte e rimpatriati: il loro aspetto è davvero deplorevole, sono malvestiti e demoralizzati, qualcuno però interrogato dichiara di essere contento della fine della guerra, però se ne risente del disonore. La città è calma ed imbandierata. Aspettiamo con ansia le truppe occupanti.
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La vita procede uguale e calma, si continua da uscire a volontà.
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Vengono radunate le due Compagnie d’ Italiani e disposti a quadrato. Il capitano francese accompagnato dagli altri ufficiali, in lieta accoglienza, comunica che a datare da oggi prende lui definitivamente il comando del campo e fa leggere le norme che regoleranno il funzionamento, l’ordine e il servizio del campo. D’ora non siamo più considerati prigionieri di guerra ma bensì soldati del “Battaglione italo-francese” che sarà costituito da tutti i prigionieri alleati che stanno al campo e quelli che eventualmente potranno venire ancora. Il Battaglione è diviso in due Compagnie la prima (ex 7a), la seconda (ex 8a) e vengo nell’incartamento dell’ordine del giorno nominato uno fra gli interpreti della IIa Com- pagnia. Dal Municipio di Germersheim vengono messi a disposizione del comando del campo pel servizio di protezione (ex prigionieri disarmati) cinquanta uomini armati. Da oggi si godrà della libera uscita da mezzogiorno in avanti. Allegria e ilarità.
Evviva la libertà.