In viaggio verso la catastrofe

Disfatta di Caporetto

Costa (Mario) racconta licenze, irredentismo a Padova il 23 ottobre 1917

L'artigliere Mario Costa sta viaggiando su una tradotta che lo porterà fino alla zona di guerra, verso il confine orientale. I suoi pensieri volano alti, alla patria e ai commilitoni caduti. Mario non può immaginare che di lì a poco, la rottura del fronte a Caporetto scriverà una nuova pagina di dolore per lui e per tutto il Paese.

Ricomponevo il pastrano, lo ripiegavo, lo riadattavo bene all'angolo vi appoggiavo di nuovo la spalla, rimanevo così pochi minuti e di nuovo, muovendo una gamba cambiavo posizione al braccio, rimettevo a posto il berretto che mi difendeva la faccia dalla luce eccessiva della lampadina, mi affannavo in questo modo ed invece di riposarmi mi sentivo più stanco.

Aprì allora il finestrino e guardai nell'oscurità profonda: non pioveva, ma il cielo era ancora nuvoloso, le cose sembravano fantasmi rifuggenti in direzione opposta del percorso della tradotta, l'aria era fresca e null'altro si sentiva che il rumore del treno veloce. […] Guardavo immobile fuori nel mistero dell'ombra e il mio spirito riandava lontano attraverso il vacuo spazio della notte cupa, l'anima mi si rimpiccioliva il cuore ricolmo di mille effervescenti passioni, di vive emozioni, di abbattimenti, di rimpianti mi facevano sospirare profondamente. E si andava. Si andava verso le Alpi intrise di sangue di tanti martiri, contro il nemico odiato dai nostri padri, che noi imparammo ad odiare perchè ancora aperte e vermiglie erano le piaghe di nostra libertà oppressa, perchè ancora intatti lutti  stavano a testimonio di barbarie passate e presenti, perchè ancora grandi e solenni nel cuore degli italiani educati a nobil sangue latino, si erigevano le figure dei martiri di Mantova e di Venezia giustiziati da forca Austriaca per la sola colpa di amare la patria di aspirare alla libertà.

Quella era la terza guerra d'indipendenza dell' Italia che si combatteva già da due anni, per la redenzione di terre prettamente italiane di razza di lingua, di tradizioni, di costumi, per la liberazione di fratelli oppressi dal secolare nemico, pel diritto della libertà dei popoli. E i figli d' Italia erano erano partiti entusiasti al primo squillo di guerra, avevano impugnato le armi fidenti e scuri nei loro duci, nella disciplina, nella speranza di combattere in poco tempo la nemica aggredita anche dalla Russia infida. E lassù sulle vette ineguali e nevose delle Alpi, sfidando le insidie tese dal nemico, gli italiani combatterono eroicamente respingendo il nemico sul contrastato terreno roccioso e ripido. Molti oscuri eroi caddero gloriosamente, altri versarono il loro sangue dalle ferite riportate , gli uni riposano il sonno eterno in umili cimiteri dove i camerati loro pietosamente li avevano seppelliti, altri con le membra dilaniate venivano mandati a ristabilirsi negli ospedali militari nell'interno dell'Italia dove la pietà femminile con affetto confortava e curava i gloriosi pazienti.

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