La fine della licenza
Disfatta di Caporetto
Costa (Mario) racconta famiglia, mamma, licenze a Cavanella d'Adige (VE) il 21 ottobre 1917
Mancano pochi giorni alla battaglia, rovinosa per l'Italia, di Caporetto. Mario Costa è a casa, lontano dal fronte. Beneficia di una licenza che sta per concludersi.
21-10-1917
La notte la passai quasi insonne, pensieri oscuri riflessioni, ricordi si mischiavano in una sintesi confusa ed incerta, mi gravavano talmente il cervello da non farmi riposare affatto. Solo l'alba mi fece riposare un po', la luce della mattina mi avvolse in un sonno dolce e calmo quando sentii leggermente alla porta della mia stanzetta, mi destai e mi accorsi che la mamma entrava.
Mi chiamò dolcemente, aprì il balcone e si accostò al mio letto, mi baciò con dolcezza, mi ricomposi, le celai il turbamento che mi stringeva il cuore, ripresi la mia abituale serenità. Mi accorsi che aveva gli occhi rossi di pianto, la notte anche lei doveva averla passata agitatissima, doveva soffrire molto, i segni stigmatici dell' insonnia erano soffusi nell'espressione angelica del suo volto, avrebbe voluto piangere ancora forse per dare libero sfogo al suo dolore di madre, ma si tratteneva al mio cospetto, solo sospiri profondi e affannosi le sollevavano il seno, le facevano battere forte il cuore.
Con voce delicata e calma mi fece osservare che era l' ora di alzarmi se volevo andare ad assistere alla messa quella mattina, affinché Iddio avesse benedetto in quel giorno la mia partenza ed in seguito mi avesse salvato da tutti i funesti pericoli della guerra terribile. Oh il dolore per la mia partenza, il pensiero che fra due giorni anch'io, unico figlio maschio, dovevo trovarmi in faccia al nemico, in mezzo alle mille insidie della guerra moderna, le turbavano continuamente l' animo, specialmente in quelle ultime ore della mia permanenza in famiglia, in quei ultimi momenti della mia licenza. Ciò nonostante seppe mantenere una certa calma, continuò a parlarmi dolcemente a prepararmi gli abiti da indossare, come preparavali in quelle mattine radiose, preludi di giorni beati, di gioie infinite.
Quando tutto m'ebbe disposto con grazia ed ordine, assicuratasi che null'altro mi occorreva uscì dopo avermi dolcemente ammonito di essere sempre buono, di aver fiducia nel buon Dio. Mi alzai abbastanza in fretta, un po' nervoso, ma cercando di mantenermi calmo per quanto mi era possibile. Andai alla chiesa e finita la messa uscii con lo spirito più sollevato; il rito religioso, le volte bianche della chiesa, il solenne raccoglimento di ogni cosa mi incusse una sublime rassegnazione.