Tra scartoffie e cannonate
Alessandro Vecchiotti racconta vita in trincea, retrovie, famiglia, pidocchi a Monte Mrzli, Tolmino, Slovenia il 18 agosto 1916
Alessandro scrive alla sorella Pia, commenta alcune notizie che gli giungono da casa e racconta le nuove mansioni, attribuitegli dopo la nomina a aiutante maggiore.
10/08/1916
Cara Pia,
io trovo che Margherita ha assolutamente torto: se il padre della Bice è arrabbiato per il fidanzamento della figlia, e se il fidanzato è poi sparito, non ti sembra sia più interessante mandare rallegramenti? Però mi attengo ai tuoi saggi consigli e manderò i rallegramenti quando sarà avvenuto il matrimonio, sicuro così di risparmiare carta e scrivere meno, tanto più che ora ho da scrivere troppo.
Perché diventare aiutante maggiore, sebbene questa carica sia di fiducia, non è aumentare di grado ma è immergersi in un torrente di carta, scrivere, protocollare, fare le mille cose che una volta ti ho descritto e che ora bisogna fare sistematicamente. È la carica per un sottotenente la più ambita e la più noiosa, che in tempo di pace corrisponde a fare pochissimo, non fare istruzione ai soldati, non montare di picchetto, non andare alla spesa viveri, ma che in tempo di guerra vuol dire non avere dieci minuti di riposo, aver chiamate tutti i momenti, telefonare ogni 5 minuti (non ho mai telefonato tanto in vita mia come in un giorno di comando di gruppo). Occorre essere al corrente di tutte le disposizioni, compresa quella che per portare il nastrino della campagna attuale occorre avere 12 mesi di fronte, e non solo 6, così che io per esempio, non me ne possa fregiare. Occorre avere una bella scrittura e come vedi non è precisamente questo che mi distingue tra gli aiutanti maggiori. Ciò che in generale è considerato è che non andando in posizione non si rischia la pelle, ma ti assicuro che è precisamente il non andare in posizione e non essere tra le cannonate quello che più mi secca. Il Colonnello lo sa benissimo, e tutte le sere, quando mi telefona per sapere se ci sono novità, cerca di consolarmi. Però mi ha detto che, se anche qui si facesse una avanzata, porterà anche me in linea. E io andrei su con il mio protocollo sottobraccio, a scartoffiare tra le cannonate.
Certo il mio ufficio sarebbe antipaticissimo se non avessi a che fare con un superiore come il mio colonnello, ufficiale molto bravo, intelligente e che sa farsi volere bene anche dall'ultimo soldato, pur facendo filare il gruppo come un orologio. E se non vi fossero nelle batterie capitani anche loro bravi. […]
A Carlo, per i pidocchi puoi consigliare il mio procedimento che usavo quest'inverno, cioè mettere uno strato di polvere insetticida per ogni capo di vestiario che indossavo. Naturalmente con tutti capi di vestiario che indossavo quest'inverno, questo sistema esigeva un consumo non indifferente di polvere insetticida, ma realmente i risultati erano buoni, tanto è vero che a Udine quando andavo in licenza non trovai che uno solo di detti insetti.