Leccare la brina
Domenico Bodon racconta sete, vita in trincea a Fogliano Redipuglia (GO) il 26 gennaio 1916
25 gennaio
Alle 4 venne brodo, carne, vino, caffè, cioccolata, zucchero, pane; tutto unito. Poi ci fu subito l'ordine di armarsi completamente. Siccome i soldati avevano ancora in saccoccia la cinquina, dato che prima non ci avevano pensato, tutti si dispersero a gruppi e acquistarono fiaschi di vino. Tanti lo bevettero, tanti se lo portarono in trincea.
Io pure ne presi uno.
Alle 12 adunata, la nebbia era fittissima e si parti. lo però restai col furiere e si andò su con nostra comodità e ci si portò alla trincea sinistra a Y.
La forma di questa è a ferro di cavallo. All'intorno tutte trincee ben costruite; ma un freddo, un'umidità incredibili. La mia dove c'è anche la fureria, è piccola; ma per fortuna ha tre tavoli e ci dormo sopra col furiere, Così meno umido. Ma, data la stagione, ognuno può immaginare. Nel centro poi di questo ferro di cavallo c'è un cimitero, tutto pieno di tombe e attorno vi sono ancora trincee. E queste piene di soldati. Da qui vi è un camminamento scoperto che va di fronte al nemico.
Io, per ora, non ci andai; ma il mio furiere ci è già stato e mi disse che i cadaveri, in quel punto, sono a mucchi come montagnole, tutti coperti di calce perché non si può andare a sotterrarli, essendo sotto al fuoco.
Ora sono le 4; già comincia a far sera. Le bombe a mano ci suonano la solita musica, la fucileria lo stesso. A notte mi prese una sete terribile tanto che, esponendomi al pericolo delle pallottole, andai fuori e leccai con la lingua un sacchetto pieno di terra coperto dì brina. Poi corsi dentro una trincea.
A mezzanotte avevo preso un po' di sonno. Venne il Tenente con l'ordine di stare attenti per un contrattacco. Infatti ci siamo armati. Intanto fuori fucileria, bombe; cannone facevano il demonio. Uscimmo con la baionetta innestata e ci potemmo vedere benissimo in faccia l'uno con l'altro alla luce dei razzi nemici. Stemmo fermi lì un'ora. Intanto la fucileria cessò e allora si tornò in trincea perché il freddo ci aveva ghiacciati.
Io mi raggomitolai nelle mie coperte e mi riscaldai. Stetti fino alle 4, ora in cui venne il rancio.