Clima natalizio

Domenico Bodon racconta Natale, cibo, religione, pidocchi a Fogliano Redipuglia (GO) il 24 dicembre 1915

24 dicembre 

Fu distribuito il rancio, ma io non mangiai né la carne né il formaggio sapendo che era il venerdì, vigilia di Natale. Più tardi, cioè alle 5 di mattina, montai come mio turno di vedetta. Stetti fino alle 7. Poi presi un po' di caffè al ghiaccio con pagnotta e niente altro. Il rimanente della giornata a riempire sacchetti di terra per metterli sopra il lamierino e già alle 3 dopo pranzo finimmo.

Ora sono le 4. Mangiai pagnotta e un pezzetto di cioccolata, presi un po' di vermout, me ne ero portato un litro, e basta. Ora aspetto per montare. Intanto ricevo una lettera da Beniamino con le cartoline del paese e bolli: mi diverto proprio a guardarle.

Il vestiario, quando sì monta di vedetta, è una cosa che fa anche da ridere. Ci si mette un cappotto pesantissimo, gli occhiali per i gas asfissianti, la maschera per gli stessi gas e così si va davanti allo scudo. Oggi uccisi 10 austriaci che mangiavano.

Attorno alla mia schiena vidi, in questi posti, 3 Generali. Ora monto di vedetta: sono le 5. Passai 2 ore anche bene al mio posto.

Finché attendevo al buio dissi il Rosario. Ritornato in trincea alle 7, trovai 4 compagni che mi aspettavano per dire il Rosario, se ero contento. E festeggiai nella nostra "tomba" la notte di Natale. Fui contento. Abbiamo acceso una candela e, internata in un buco, prendemmo in mano tutti la corona e la sì disse completa, cioè tutti i 15 misteri, con la novena alla Madonna di Pompei, poi la tredicina a S. Antonio.

Poi venne l'ordine di lavorare giacché l'oscurità lo permetteva. A me per ora non toccava perché appena smontato; però non dormii dallo sfinimento che avevo. Alle 2 poi sentii un compagno lagnarsi e lo vidi sorretto da due: era ferito a una spalla, ma leggermente. Fu poi condotto al posto vicino di medicazione. Alle 3 venne il rancio.

25 dicembre 

lo continuai a riposare fino alle 5, ora dì montare di vedetta. Piove a dirotto, un'acqua pei camminamenti fino sopra le scarpe. Ci fu dato un cappotto impermeabile e tornai alla vedetta. Stetti 2 ore, credetti di svenire.

Appena ritornato in buca presi la carne di ieri e il pane, tutto al ghiaccio, e li divorai. Poi, col favore di due pezzetti di scaldarancio, mi scaldai una tazza di caffè, ci misi dentro della cioccolata e lo consumai con piacere.

Poi uscii e andai dal mio Tenente per augurargli le buone feste. Mi offrì un bel bicchierino di "Strega". Ora mi sento benissimo; peccato che piova perché avevo già il permesso di andare a Messa alla Cava.

Ora sono in trincea col Caporale col quale abbiamo trovato 4 sacchetti di bossoli ormai consumati. Li abbiamo puliti e con quelli ho la speranza di avere presto una licenza.

Oggi in tutto il fronte c'è un silenzio che pare un paradiso. Nemmeno una fucileria. Venne però ordine di stare attenti per le vedette perché da uno dei nostri ospedali da campo era fuggito un austriaco ferito che potrebbe saltare le trincee. A sera però cominciò una fucileria indiavolata. Io montai di vedetta proprio in un momento terribile. Le bombe a mano facevano tremare la terra. Questo durò mezz'ora sotto la luce dei razzi che pareva ci fosse il sole. Poi tornò la calma. Continuò sempre qualche colpo.

Tornai in trincea alle 11 di notte. Non potei dormire dai pidocchi che mi tormentavano e la pioggia che mi bagnava tutte le coperte. Così stetti fino alla mattina.

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