Prime immagini di guerra
Domenico Bodon racconta vita in trincea, paura, battesimo del fuoco a Ruda (UD) il 7 novembre 1915
Bodon è sulla tradotta che lo sta portando a combattere in prima linea.
Siamo vicinissimi al fronte, tutto intorno case distrutte.
In un paese dove il treno è costretto a fermarsi, c'è un accampamento grandissimo e nel mezzo la bandiera italiana. Ore 11 antim. Il paese si chiama Villa Vicentina, ultimissima stazione che il treno non può più continuare, perché in vista al nemico; sono ancora in treno senza cibo da ieri sera. Si smonta e si fa l'appello vicino alla stessa. Tempo bello. Il cannone tuona continuamente. Si parte alle 11 e un quarto. All'una e mezza siamo di fronte al nemico sul punto ove questa mattina gli shrapnel scoppiavano. Si vedono le buche fatte senza disgrazie. Ancora da mangiare e mi trovo in un campo tutto fango. Dopo 2 ore di aspettativa ci venne l'ordine di attendarsi.
Oh Dio! In quel fango, ove, ormai pestato da altri soldati, ti affondavi tutta la scarpa. Pazienza! Piantammo la tenda e intanto chi di noi 5, destinati a questo lavoro, era libero, andava in cerca di canne, di qualcosa insomma per posare le nostre povere ossa. Alla fine si giunse tutti sudati e allora si andò a prendersi la paglia ottenendone 4 chili per ogni uno.
Ore 5 di sera. Siamo alla fine. Intanto si parla con diversi compagni che ci dicono il nome della località cioè Ruda. Giunge la notte e alle 7 di sera il rancio venne: poca pasta e un bel pezzo di carne, cruda quasi; ma fame è sì grande che dovemmo inghiottirla a pezzi. Terminato cominciò la sete; e dove nella notte trovar l'acqua? Un compagno ci indicò il punto e allora partimmo pestando fra le pozzanghere. Giungemmo alla fontana e si bevve a sazietà. E poi una gavetta me la portai sotto la tenda.
Dunque eccoci a notte alta ormai, prepararsi il letto, diremo, senza accendere fiammiferi, tutto a tastoni. Nel frattempo che uno preparava, l'altro aspettava, finché giungesse l'ultimo per chiudere. Io fui l'ultimo.
In quel tempo che aspettavo, uno spettacolo dei più raccapriccianti mi si presenta all'occhio. Sul fronte dell'Isonzo si vedono continuamente dei gran riflettori, ma tanti, che corrono con la loro traiettoria dei pezzi lunghi, in modo che i nostri, sotto quel forte chiaro, potevano vedere i pezzi nemici; e allora il cannone che era pronto sparava con un tumulto che in mezzo alla notte faceva ribrezzo. Noto fra l'altro che siamo attendati vicino ad un cimitero. Contemporaneamente si vedono anche gli shrapnel spaccarsi in aria e poi forse far danni che ora non posso spiegare. Insomma mi impressionai tanto che mi coricai subito con l'idea che forse fra quei 4 teli di restare al sicuro.