Indimenticabile
Francesco De Peppo racconta bombardamenti, vita in trincea, pidocchi, malattie, stanchezza a Monte Coni Zugna il 7 luglio 1918
La battaglia del Solstizio è terminata da poco, ma le artiglierie continuano a fare fuoco con intensità.
7 luglio
Si ricomincia la vita monotona di quassù, sembra impossibile, ma abituato quà sopra, quando scendo ad Avio, paesetto che al massimo vi saranno cento abitanti, mi sembra d’essere in una città. E pure non essendoci che dei contadini, cerco di far toletta, e di farmi notare. Povero mondo, come è stupido. Scrivo quasi tutta la giornata in fureria, salvo due scappatelle in fifaus, per dei proiettili giunti troppo vicini alla Baracca. Misura di prudenza.
8 luglio
Ricomincia la musica, proiettili d’ogni dimensione arrivano da ogni lato scavando ovunque buche. Confesso francamente che mi è passato ogni entusiasmo, e maledico sempre questa dannata guerra, che spezza tante vite, ed arma fratelli contro fratelli per il capriccio e forse l'interesse di pochi. Non dovrei scrivere queste parole, ma sono col sangue agli occhi. E' inutile più descrivere il bombardamento, essendomi già provato e scritto nei giorni seguenti. È una cosa che non può immaginare chi non ha visto e sentito, e chi s’è trovato nel ballo non lo dimenticherà mai. Passa tutta la giornata, la nottata, e continua ancora.
9 luglio
Bombardamento, bombardamento, sono stufo, arcistufo. In qualche momento arrivo perfino a pensare e sperare di essere ferito per scendermene e lasciare quest'inferno. Intanto sono quasi 48 ore che non mangiamo, ma ci sostentiamo solo col vino. Da un mese che non mi cambio, i piedi che mi sanguinano, il corpo divenuto quartiere generale d’insetti immondi, quando finiranno queste sofferenze? Dio, Dio, aiutateci! Già! Siamo stati noi a volerla, ed ora non ce la possiamo prendere con nessuno. Venisse almeno a piovere, per lavarci nell'acqua piovana! Ma niente, niente! Tutto congiura contro di noi.
10 luglio
Finalmente hanno smesso di sparare. Ma che desolazione! È tutto una rovina intorno a noi. Le piazzole, alle quali abbiamo tanto lavorato, non esistono più. La cabina telefonica completamente distrutta, la fureria mezza abbattuta. L'aria è irrespirabile per il gran puzzo di fumo di cui è satura l'aria. Fortunatamente non abbiamo avuto vittime, salvo un ferito molto leggero, scottatosi per raccogliere una scheggia di granata ancora calda. Vengono gli operai per riparare i guasti che hanno subito i cannoni, essendo stati ripetutamente colpiti da proiettili. Che inferno. Dio mio, non dimenticherò mai questi due giorni d'offensiva, finita fortunatamente senza retrocedere. Raccolgo delle schegge e le conservo per ricordo.
Forse piglieremo posizione un mezzo chilometro più lontano, essendo questo posto troppo esposto al nemico. Calma completa, e anche noi non facciamo sentire i pezzi, essendo tutti e quattro in riparazione.